mercoledì 1 aprile 2020

RECENSIONE | La tomba del tiranno di Rick Riordan

La tomba del tiranno di Rick Riordan
Le sfide di Apollo #4
Mondadori (2019) | 418 pagine | 18 euro

Dopo tante peripezie, Apollo e Meg sono giunti finalmente al Campo Giove, per rendere il giusto tributo ad un amico. Ma lì le cose si fanno complicate. Il Campo, già messo a dura prova dall'ultima battaglia che li ha decimati, sta per essere attaccato di nuovo: un esercito di non morti marcia verso di loro, agguerriti, implacabili, guidati da un nemico molto pericoloso. I semidei sono già stremati, in inferiorità numerica, il morale è atterra. Frank e Reyna guidano i compagni con fermezza e coraggio, ma la situazione questa volta sembra davvero disperata. Così guidati da una profezia, fornita dall'arpia Ella e dal ciclope Tyson, Apollo e Meg cercheranno di aiutare i loro amici, invocando una divinità in loro soccorso. Non sarà facile, magari il loro piano non funzionerà nemmeno, ma è l'unica speranza che hanno. In loro aiuto arriveranno anche Hazel, una vecchia conoscenza, e Lavinia, una nuova leva romana. Riusciranno a salvare il Campo Giove e a mandare in fumo ancora una volta i malefici piani del Triumvirato? 
Recensione 
Arriva sempre quel momento dell'anno in cui ci ritroviamo tutti insieme intorno ad un metaforico fuoco per parlare del nuovo libro di Rick Riordan. É un po' come tornare sempre allo stesso campeggio, con gli stessi amici, a parlare di qualcosa che ormai tutti conosciamo benissimo. Se mi seguite da qualche tempo sapete benissimo della mia adorazione per questo autore e soprattutto per le sue serie ambientate nel mondo degli dei dell'Olimpo, di cui non mi stanco mai.  Devo dire però che questa volta mi ha un pochino deluso. Niente di serio, solo un libro un po' sottotono rispetto al resto. Ma dopotutto in ogni serie ce n'è uno. Questo quarto libro mette le basi per il gran finale, un finale che stavolta potrebbe essere definitivo. Davvero può esistere un mondo senza Percy Jackson? Sono molto triste all'idea. Percy e i suoi amici ci accompagnano ormai da moltissimi anni, abbiamo vissuto insieme avventure incredibili, e non so se sarò mai pronta a salutarli. Ma Rick Riordan ha detto in un'intervista che sta lavorando su una serie di libri autoconclusivi sui singoli semidei, per cui la mia speranza vola alta.

Dove eravamo rimasti? Occhio agli spoiler se non avete letto il libro precedente. I semidei hanno subito una grave perdita nell'ultima battaglia. Jason è morto e la sua assenza ha creato una voragine nei cuori di tutti. Non credevo che Rick Riordan avrebbe mai fatto questo passo. Di spaventi ne abbiamo avuti tanti nel corso degli anni, ma si sono sempre rivelati falsi allarmi. Il pensiero vola alla fine della serie Eroi dell'Olimpo, quando ci aveva trollato con la quasi dipartita del nostro amatissimo Leo. Bei tempi quelli. 'tacci tua. Ci cullavamo nella consapevolezza che a morire sarebbero stati sempre personaggi secondari, che non avrebbe mai davvero ucciso uno dei suoi protagonisti. Stavolta invece è tutto vero. Jason non c'è più e i nostri cuori soffrono. Non era uno dei miei preferiti, ma mi è davvero dispiaciuto tanto. Non me lo aspettavo assolutamente. Questo libro quindi, oltre ad essere la tipica avventura alla Rick Riordan, è l'elaborazione di un lutto, di un dolore che continua a martellare nel cuore, di un senso di colpa che forse non sparirà mai. Ciao Jason, insegna agli angeli a tirare scariche elettriche. (Rick Riordan ti prego scrivi uno spin off in cui Jason finisce nel Valhalla e vive incredibili avventure con Magnus Chase, ne ho bisogno).

Dopo tanto vagabondare, torniamo in un luogo che conosciamo bene, un luogo che per tutti noi sa un po' di casa, proprio come il Campo Mezzosangue. Sto parlando ovviamente del Campo Giove, il campo dei semidei romani, in cui ritroviamo con grande gioia e giubilo Frank, Hazel e Reyna, tre dei nostri amatissimi protagonisti passati. Abbraccio di gruppo! Come in ogni avventura, abbiamo una profezia, un tempo limitato e un attacco imminente. A proposito di profezie, ci sono anche Tyson ed Ella, la coppia più bella del mondo. Che amori. I miei feelings erano fuori controllo in questo libro, troppi ricordi. Insomma, basta sentimentalismi. Campo Giove non se la passa bene, l'ultima battaglia li ha devastati. Sono decimati e in molti ancora si stanno riprendendo, fisicamente ed emotivamente. E ora devono prepararsi ad un nuovo attacco. Apollo però ha un piano disperato, che probabilmente non funzionerà: evocare uno dei suoi ex colleghi dei, per farsi aiutare. La 'ricetta' per evocare un dio non è semplice ovviamente, non provateci a casa. Così mentre un esercito di non morti marcia verso il Campo, Apollo, Meg e i loro amici, cercano di fare del loro meglio per prepararsi all'impatto.

Cosa non ha funzionato in questo libro? Credo che il problema principale sia che ci sono troppi tempi morti. Di solito il countdown scandito dalla profezia è serrato, è una corsa contro il tempo e ti chiedi sempre se ce la faranno, con il fiato sospeso. Questa volta, sono fin troppo rilassati, nonostante la situazione. Non ci sono grandi avvenimenti. Molte parti sono piuttosto noiose, pagine piene di filler, soprattutto la prima metà del libro. Nella seconda parte si risolleva, per fortuna, e va via liscio verso il finale. Di solito divoro i libri di Rick Riordan in un attimo, stavolta me lo sono trascinato dietro per un po'. Rispetto agli altri libri della serie, è un po' moscio. É una buona definizione letteraria? Un'altra cosa che non mi è piaciuta, è stato tutto l'hype gettato sulla questione Apollo/Reyna, che si è rivelata essere solo un'inutile filler riempitivo. Tra l'altro tra i due c'è zero alchimia e sono semplicemente imbarazzanti, zero materiale shippabile. Questo libro insomma non emoziona e non diverte come i suoi predecessori, è abbastanza mediocre.

Ma non è certo da buttare via, sia mai! Frank, Hazel e Reyna ovviamente aiutano molto a tenere alto il morale del lettore. Ritrovare i vecchi protagonisti è sempre una gioia per me. Amo vederli evolvere e trovare la loro strada, trovare una propria conclusione. Mi è piaciuto soprattutto Frank, anche se mi ha fatto preoccupare parecchio. Ti prego Rick non ucciderne altri o il mio cuore non potrebbe reggere. Fallo per me. Mi è piaciuta tantissimo Lavinia, una nuova semidea, figlia della musa Tersicore. Ha i capelli rosa, una cotta gigantesca per una driade ed è un vero peperino. La adorerete. Anche il rapporto tra Apollo e Meg continua a piacermi molto. Nel corso del tempo è cambiato ed evoluto, ormai sono come fratello e sorella, si adorano, ma i bisticci non mancano mai. La lettura non è stata male in generale, abbiamo ritrovato i soliti elementi che ormai conosciamo bene e che in qualche modo ci rassicurano: una profezia, una ricerca, un viaggio, una corsa contro il tempo. So che c'è chi dice che la struttura delle avventure di Rick Riordan inizia ad annoiare, ma al contrario a me da una sorta di pace dei sensi.

Ora vi dirò cosa mi aspetto dall'ultimo libro. Esigo il meglio per questo finale. L'ultimo libro deve essere l'Avengers Endgame degli dei dell'Olimpo. Un'ultima sanguinosa battaglia che riunisca tutti i personaggi che abbiamo conosciuto finora. Tutti. Non deve mancare nessuno. Devono arrivare volando, saltando, galoppando in sella a unicorni e cavalloni acquatici. E in testa all'esercito voglio Percy Jackson e deve fare un'entrata di scena così figa da farmi piangere. Devo sentire nella testa una musica trionfale mentre tutti i miei amati semidei si preparano a fare il culo a Nerone e ai suoi. Una scena così ce la meritiamo. Mi viene un po' da piangere se penso alla fine di questa serie. Mi sono affezionata così tanto a tutti. Oddio sto già male. Ok, fatemi riprendere. Una piccola anticipazione: nell'ultimo libro avranno un ruolo centrale Nico e Will. Quando avrete finito di urlare, sedetevi con me ad aspettare settembre. 

Non male

martedì 31 marzo 2020

Auguri blog! Dieci cose belle che il blog mi ha portato

Oggi il mio blog compie sette anni! Ah, sembra ieri che l'ho aperto. Mi sento proprio nostalgica. Non voglio annoiarvi con i soliti pipponi melensi in stile ringraziamento agli Oscar, vorrei invece fare una piccola lista delle cose belle che mi ha portato questa esperienza. Sono veramente molto felice di avere aperto I libri sono un antidoto alla tristezza. Abbiamo avuto alti e bassi, ma mi ha aiutato tanto, se sono riuscita a superare alcuni momenti brutti della mia vita è stato grazie a questo piccolo spazio, che mi ha dato modo di tenere la mente impegnata e di parlare di una cosa che amo tanto. Grazie blog

Dieci cose belle che il blog mi ha portato
1. Ho conosciuto tanta gente interessante e molte di queste sono diventate amiche con cui ho affrontato molte avventure: fiere, interviste, incontri, giri per le librerie, viaggi in treno, code interminabili. Non sono una persona particolarmente socievole, per me è sempre stato complicato fare amicizia, ma sono grata di ogni giornata passata insieme.
2. Ho migliorato le mie capacità di scrittura e di analisi. Leggendo le mie prime recensioni, un po' mi vergogno, ma fanno parte del mio percorso e grazie anche ad esse sono molto migliorata.
3. Sono più sciolta e rilassata quando parlo in video su instagram, cosa che non avrei mai detto. Certo devo rifare i video più e più volte, ma i tempi sono sempre più brevi. Piano piano diventerò sempre più veloce e sicura (ma non sarò mai una youtuber, lo sapete lol)
4. Ho intervistato tantissimi autori dal vivo e ho perfino moderato un incontro senza avere attacchi di panico e senza mettermi a piangere, un grande traguardo per me lol
5. Sono più sicura di me e mi mostro di più nelle foto e nelle storie. Ho fatto molta fatica a migliorare in questo aspetto perchè ho sempre avuto un rapporto conflittuale con il mio corpo, non mi sono mai piaciuta, ora invece stiamo quasi facendo pace. 
6. Mi sono appassionata ai social e alla fotografia
7. Ho partecipato a molte fiere del libro e ho realizzato il sogno di andare al Salone
8. Ho collaborato con tante case editrici e con tanti addetti stampa super carini
9. Ho imparato ad essere più organizzata e a rivoluzionarmi sempre
10.  Ho imparato che è importante portare avanti la propia passione, anche quando sembra che nessuno ti dia attenzione. Questo blog non è nato per fare gli stessi numeri di Chiara Ferragni, ma perchè la mia passione per i libri è così grande che nella mia testa non aveva più spazio e avevo bisogno di parlarne con qualcuno. A chi mi ascolta, pochi, tanti, non mi interessa, grazie

venerdì 27 marzo 2020

GRAPHIC NOVEL | Sempre pronti di Vera Brosgol

Sempre pronti di Vera Brosgol
Autoconclusivo
Bao Publishing (2019) | 256 pagine | 19 euro

Vera ci prova davvero ad essere come le ragazze americane, ma finisce sempre per essere tagliata fuori, qualsiasi cosa lei faccia. É colpa sua? É colpa della diversa cultura? Ogni anno tutte tornano dalle vacanze raccontando le incredibili avventure vissute in campeggio e lei rimane ad ascoltare invidiosa. Ma poi scopre che esiste un campeggio dedicato agli immigrati russi e convince la sua famiglia a mandarla. Finalmente anche lei andrà in campeggio! Finalmente avrà storie da raccontare, proprio come le altre. E si farà delle amiche! Vera è entusiasta ma una volta arrivata là, le cose non sono belle come immaginava. La vita all'aria aperta è complicata e scomoda, gli altri ragazzi sono tutti più grandi, tutti frequentatori abituali del campo già amici fra di loro, e sembra non ci sia posto per lei nemmeno lì. Forse il problema è lei. Forse deve cambiare. Ma vale la pena cambiare se stessi per gli altri o si rischia di perdersi?
Recensione 
Vera Brosgol mi piace proprio. Qualche anno fa ho letto Anya e il suo fantasma, il suo esordio, e mi era piaciuto tantissimo. Mi avevano colpito il suo stile, i toni freddi delle tavole e la storia che si era rivelata molto più creepy di quello che pensavo, sorprendente e piena di colpi di scena. Era riuscita ad attirare subito la mia attenzione. Con Sempre pronti conferma tutto ciò che avevo pensato all'epoca. La adoro. Anche se stavolta si tratta di un genere completamente diverso, mi piace veramente tanto il suo modo di raccontare e sono innamorata dei suoi disegni. Con questa nuova graphic novel ci mostra uno spaccato di vita autobiografico, un racconto ispirato alla sua infanzia di immigrata russa in america.

La piccola protagonista Vera, ispirata all'autrice stessa, si trova ad affrontare una società in cui si sente perennemente tagliata fuori ed emarginata. Guarda con invidia le sue compagne di classe così affiatate, invidia le loro belle case, le loro famiglie unite, i loro giocattoli sempre all'ultima moda, le loro vacanze in campeggio. Lei ci prova a tutti i costi ad entrare nel gruppo, anche dicendo qualche bugia che la faccia sembrare migliore ai loro occhi, ma è tutto inutile. Lei, a differenza loro, vive in una casetta un po' angusta, con due fratelli minori, e la madre, oltre a lavorare, studia duramente per laurearsi e offrire a tutti loro una vita migliore e più agiata. Il padre dopo il divorzio è sparito e di certo non possono permettersi una vacanza in campeggio. La sua vita è molto diversa da quella delle sue compagne. Non importa quanti sforzi faccia, non la tratteranno mai come una di loro. Non per cattiveria, anzi spesso cercano anche di essere gentili, soprattutto Sarah, ma proprio non c'è alchimia, e anche se la invitano alle loro feste di compleanno, Vera finisce sempre in un angolino da sola. Come si può non provare tenerezza per questa bimba? É veramente semplice empatizzare con lei, soprattutto per chi ha alle spalle un'esperienza problematica con i rapporti sociali. Se almeno una volta vi siete sentiti 'quelli strani' vi verrà voglia di abbracciarla. Non c'è niente che non vada in lei, è una semplice ragazzina che vuole delle amiche, ma ci prova così tanto e con così tanto impegno da risultare un po' patetica. Mi ha fatto tanta tenerezza.

Dopo esperimenti sociali e lunghe riflessioni, Vera raggiunge la conclusione che il problema sono le sue origini. Lei viene dalla russa, la sua famiglia ha tradizioni diverse, usi e costumi diversi e per questo è così complicato per lei fare amicizia con le bambine americane, per questo la trovano strana. La situazione vissuta dall'autrice e da tantissime persone in tutto il mondo, non è affatto facile. Essere nati in un luogo e poi trapiantati in un paese estero, anche in giovane età, è sempre un bel pasticcio. Bisogna misurarsi con il razzismo (che non è solo quello verso le persone di colore, chiunque può esserne vittima), con il timore nei confronti del diverso (che non è solo il colore della pelle, ma qualsiasi cosa sia lontana da ciò a cui siamo abituati) ma anche con le barriere culturali. Ogni cultura ha le sue tradizioni, le sue feste, le sue usanze, i suoi piatti tradizionali. Anche la semplice educazione dei bambini può essere molto diversa di paese in paese. Quando manca un background comune a volte può essere difficile entrare in contatto, trovare un punto comune per avvicinarsi e fare amicizia.  Questo ovviamente non significa che due bambini di nazionalità diversi non possano essere amici, solo che a volte può essere complicato entrare in un gruppo in cui tu sei l'unico 'diverso' e la presa in gira può essere sempre dietro l'angolo, anche per i motivi più stupidi.

Vera non desidera cambiare ciò che è però è convinta che le sue origini siano parte del suo problema. Ma poi scopre qualcosa di incredibile: esiste un campeggio dedicato solo agli immigrati russi. Questo campeggio per Vera diventa l'evento della vita. Mesi e mesi di preparativi, l'immaginazione che galoppa pensando a tutte le avventure che vivrà e alle amiche che si farà. É talmente entusiasta, che quasi quasi sarei voluta partire perfino io con lei. Ovviamente, le cose non andranno come immagina, anche lì si sentirà isolata e finirà per mettersi in mezzo ai guai più volte nel tentativo di compiacere gli altri. Ma questo campeggio le porterà una lezione importantissima: il problema non sono mai state le sue origini, il problema è che ha sempre cercato di impressionare gli altri con piani calcolati e bugie inutili, invece il trucco era semplicemente essere se stessa, con le sue passioni, le sue idee, la sua personalità. E una volta imparata questa lezione, Vera troverà la cosa che più desidera al mondo: un'amica.

Graficamente, mi è piaciuto veramente tanto. Adoro lo stile dell'autrice e mi piace che i toni delle tavole cambino ogni volta a seconda dell'atmosfera che vuole trasmettere. Mentre in Arya e il suo fantasma le tavole erano azzurre, cupe e glaciali, questa storia ambientata in mezzo ai boschi ha i toni del marroncino/verdino che fanno subito pensare alla vita in campeggio e all'estate. I disegni sono bellissimi, mi è piaciuta tanto soprattutto l'ambientazione nel bosco. Non ne so nulla di campeggio, ma mi sembrava davvero di essere lì, di sentire il calore del sole e l'odore delle foglie. L'autrice ha saputo mettere in luce gli aspetti peggiori del campeggio, quelli più disgustosi e umilianti, ma anche quelli divertenti e spensierati della vita a contatto con la natura. Ha fatto davvero un ottimo lavoro.   

Bellissimo!
 

giovedì 26 marzo 2020

Un classico al mese #5: La carica dei 101

Ciao a tutti! Con la grande riapertura del blog ho messo mano un po' a tutte le rubriche che mi sono divertita a creare nel corso degli anni per decidere quali recuperare, e penso che Un classico al mese debba assolutamente esserci, anche se in passato non l'ho mai davvero portata avanti seriamente. Per chi non la ricordasse, è una rubrica in cui parlo dei classici che leggo, senza recensirli, ma semplicemente facendo un piccolo approfondimento, per incuriosirvi. La rubrica sarà totalmente incentrata sui classici per ragazzi, provenienti un po' da tutte le epoche. Ci sono tante perle della letteratura per che devo ancora recuperare e mi piacerebbe avervi al mio fianco e parlarne insieme! Spero tanto che questa rubrica vi piaccia! Oggi iniziamo con una storia che già conoscevo molto bene grazie al film Disney che ne è stato tratto, ma che non avevo mai letto: La carica dei 101! Al momento il libro è abbastanza introvabile perché non ci sono edizioni recenti, a parte un'edizione illustrata per i più piccini. Io ho preso in biblioteca una vecchia edizione Mondadori anni '90 e se il libro vi incuriosisce vi consiglio di fare lo stesso! 

La trama
Pongo e Missis vivono una vita estremamente felice. Sono una coppia innamorata, i loro umani sono persone amorevoli e, ciliegina sulla torta, stanno per diventare genitori. La loro felicità non può essere più grande. Alla nascita dei piccoli, ben quindici, la famiglia decide di adottare anche Perdita, una sfortunata mamma abbandonata, affinché aiuti Missis nel difficile compito di sfamare quelle bocche perennemente affamate. Tutto è perfetto. Ma poi nella loro vita arriva Cruella De Vil. E i cuccioli scompaiono misteriosamente. Come ritrovarli? Gli umani non sanno proprio che fare, così i due giovani genitori capiscono che dovranno cavarsela da soli: grazie alla catena del crepuscolo attivano un passaparola che copre chilometri e chilometri, fino a fuori città, raccogliendo indizi e informazioni, fino a individuare il luogo in cui sono tenuti prigionieri e, lasciata Perdita a rassicurare gli umani, partono per una pericolosa missione di soccorso, aiutati da tanti amici. Ce la faranno a ritornare a casa con tutti i loro piccoli? 

L'autrice
Dorothy ''Dodie'' Smith nasce a Whitefield, in Inghilterra, il 3 maggio 1896. Rimane orfana di padre a soli due anni e passa l'infanzia con la madre a casa dei nonni, ambiente che la influenzerà molto artisticamente grazie al nonno e allo zio, che le trasmettono l'amore per il teatro. Nel 1910 la madre si risposa e il nuovo marito le porta con sé a Londra, dove qualche anno dopo Dodie decide di studiare alla Royal Academy of Dramatic Arts, per tentare la carriera di attrice, senza grandi risultati. Il vero successo arriva con la scrittura. Nel 1931 firma la sua prima opera teatrale, attività che porterà avanti tra alti e bassi fino al 1961. Nel 1939 si sposa e si trasferisce con il marito negli Stati Uniti. Lì inizia la sua carriera di autrice di romanzi, pubblicando Ho un castello nel cuore nel 1948 e La carica dei 101 nel 1956, i suoi lavori più famosi, che diventano entrambi film. Pubblicherà in totale nove romanzi. L'ultimo, The Midnight Kittens, inedito in italia, esce nel 1978. Dodie Smith muore nel 1990 e per sua volontà le sue ceneri vengono disperse nel vento.

La storia di Pongo e Missis
Dodie Smith e suo marito amavano i cani e avevano un debole per i dalmati. Ad un certo punto della loro vita in giro per casa ne avevano ben 9 ed è davvero capitata loro una cucciolata di quindici cuccioli. Il protagonista del libro ha preso il nome Pongo dal primo cane posseduto dalla coppia. Ma come è arrivata l'idea? Un amico osservando i loro cani disse che con un pelo così sarebbe uscita una bellissima pelliccia. La battuta un po' infelice scatenò la fantasia dell'autrice. Una delle scene più famose del libro (e del film) è inoltre ispirata ad un fatto davvero accaduto: la miracolosa ripresa di uno dei cuccioli, creduto morto e salvato all'ultimo secondo dal marito. Una cosa che non tutti sanno è che La carica dei 101 ha un seguito, uscito nel 1967 e inedito in italia: The Starlight Barking. La storia segue le avventure di uno dei figli di Pongo e Missis, che è diventato il cane del Primo Ministro, e guida una vera e propria crisi quando tutti quanti, tranne i cani, cadono in un sonno misterioso.

Le differenze tra libro e film 
Le differenze tra il libro e il film targato Walt Disney sono molteplici, eccone alcune! Innanzitutto il personaggio cinematografico di Peggy (che in originale si chiama Perdita) è un mix tra due personaggi letterari, ovvero Missis, la mamma dei cuccioli, e Perdita, la balia. Anche Nilla è l'unione di due personaggi: nel libro la famiglia ha due domestiche Nanny Cook e Nanny Butler. Parliamo poi di Cruella De Vil: nel libro la donna è molto più scura di carnagione rispetto alla sua pallida versione cinematografica, inoltre è sposata con un pellicciaio, un omino succube che si occuperà del rapimento, e ha anche un gatto che la odia e sarà di grande aiuto ai cagnolini. Mentre nel film il più piccolo e gracile della cucciolata è Lucky, nel libro è Cadpig: la cagnolina è così fragile che ad un certo punto durante la fuga verrà caricata su un carrellino e trascinata dagli altri. Nel film è del tutto omessa la storia di Perdita, del suo compagno e dei loro cuccioli, per cui mentre nel film alla fine si ritrovano con 99 cuccioli e 2 adulti, nel libro sono 97 cuccioli e 4 adulti. Infine, i personaggi secondari che aiutano i due dalmata nella loro avventura sono completamente diversi nel libro e nel film. Insomma sono molto diversi, ma entrambi meravigliosi!

mercoledì 25 marzo 2020

GRAPHIC NOVEL | Daisy di Lorenza Di Sepio e Marco Barretta

Daisy di Marco Barretta e Lorenza Di Sepio
Daisy #1
Tunué (2019) | 120 pagine | 14,50 euro

Quale lettore non ha mai sognato di finire sul serio catapultato tra le pagine delle sue avventure preferite? A Daisy, con sua grande sorpresa, succede davvero. Inaspettatamente e inspiegabilmente, finisce all'interno del romanzo scritto da suo padre, sostituendo il vero protagonista e scombussolando tutta la trama. Si ritrova così in un regno incredibile, governato da una regina misteriosa e popolato di personaggi coraggiosi, come l'agguerrito Paglia e l'intrepido Leaf, che le saranno accanto nelle sue peripezie. Con le sue pantofole a forma di coniglietto ai piedi e il suo vestitino svolazzante, Daisy non sembra per niente un'eroina fantasy, e infatti all'inizio porterà un bel parapiglia, ma dovrà trovare il coraggio dentro di lei per fare ciò che va fatto affinché la storia raggiunga al termine. Sarà all'altezza del suo compito? Riuscirà a tornare a casa sana e salva?
Recensione
Lorenza Di Sepio non è una fumettista emergente, ma forse ci metterete qualche istante a riconoscere il suo tratto. Finora i suoi fumetti avevano uno stile completamente diverso, molto più semplice e stilizzato. Se vi dico Simple & Madama? Le sue vignette incentrate sulla vita di coppia hanno iniziato a girare ormai parecchi anni fa su facebook e proprio grazie a questo social è riuscita a farsi notare, iniziando la pubblicazione di una serie di fumetti con questi due deliziosi protagonisti, in cui è molto facile riconoscersi. Dopo molti anni e molte uscite dedicate a loro però, è arrivata la svolta: questo progetto è qualcosa di completamente nuovo per lei, sotto molti aspetti. Per esempio Daisy è stato il primo fumetto per cui Lorenza si è dedicata completamente all'illustrazione, mentre la storia è stata ideata da Marco Barretta, che l'ha affiancata anche nella sceneggiatura delle ultime due uscite di Simple&Madama, e che, tra le altre cose, è anche il suo compagno. L'esperimento è uscito decisamente bene e sono molto contenta che stiano lavorando ad un seguito perché c'è tanto potenziale!

Dico la verità, più che la trama all'inizio sono stati i disegni ad attirarmi. Credo che lo stile di questo fumetto sia davvero delizioso. Prima di buttarsi su questa nuova avventura Lorenza per distaccarsi da Simple&Madama si è divertita a mettere alla prova le sue capacità giocando con le fanart sui social, usando un tratto delicato e grazioso, più elaborato e cartoonesco, che mi ha subito fatto impazzire. Ha dimostrato di essere in grado di disegnare senza problemi qualcosa di più complesso. Ero già decisa a leggerlo, di qualsiasi cosa parlasse, ma quando ho scoperto che sarebbe stato un fantasy, non potevo chiedere di meglio. Graficamente è davvero una piccola perla. Tavole dai colori tenui e linee tondeggianti e delicate si alternano a colori cupi, passando dal sogno all'incubo nelle scene più terrificanti, tra scene di azione, ricche di combattimenti, e altre più statiche e riflessive. I personaggi sono ben caratterizzati e tratteggiati con molta attenzione per i particolari, con grande cura in abiti e accessori. Sfondi e paesaggi sono meravigliosi, è evidente che è stato tutto studiato minuziosamente fino al particolare più insignificante. Leggendo questo fumetto si ha proprio la sensazione di essere catapultati in una favola.  

La storia è molto appassionante e segue le avventure di Daisy in un mondo fantastico in cui finisce per puro caso attraverso le pagine di un libro. Si troverà, suo malgrado, a rubare il posto al protagonista, e dovrà essere lei a risolvere la situazione a vedersela con la Regina che terrorizza il regno. Daisy mi è piaciuta molto perché è un po' goffa e molto carina, non è una classica eroina, è solo una bambina in pantofole che è finita lì per caso mandando all'aria tutta la trama. Ma se all'inizio tende molto ad affidarsi ai suoi compagni di viaggio per prendere decisioni, perché non sa davvero cosa fare, avventura dopo avventura prende sicurezza e coscienza di sé. Al suo fianco ci sono Paglia e Leaf. Il primo è un pupazzo di paglia abile combattente, il secondo è, tecnicamente, il vero protagonista della storia, il vero eroe, quello a cui Daisy ruba il posto capitando nella sua storia. Insomma, un po' come se finiste tra le pagine di Harry Potter e lo faceste diventare il Ron Weasley della situazione. Questo espediente l'ho trovato davvero carino ed interessante. Leaf non ha molto l'animo della spalla, è coraggioso, uno che si butta in mezzo alla mischia, e infatti all'inizio il suo rapporto con Daisy è molto conflittuale ma poi piano piano evolve in una bella collaborazione.

Al centro di tutto c'è ovviamente il potere della lettura, la capacità dei libri di trasportare il lettore lontano con la sua fantasia. Un appassionato lettore non può che amare questo fumetto perché parla di cose che conosciamo molto bene. La magia della lettura è sempre potentissima. Un altro tema centrale è quello della famiglia, in particolare il rapporto padre-figlia. Daisy è orfana di madre e vive solo con il padre, un uomo un po' cupo e severo, ma che le vuole molto bene. La storia in cui finisce intrappolata è stata scritta proprio da lui e proseguendo con la sua avventura scopre che in quel libro sono sepolti segreti profondi legati alla sua vita. É un libro fantasy, certo, ma con profonde radici autobiografiche, che la portano ad affrontare problematiche estremamente personali.

Il finale è inaspettato, molto doloroso e cupo. Mi ha lasciato davvero di stucco. Daisy è stato scritto per essere un autoconclusivo, ma sono proprio contenta che sia stato annunciato un seguito, perché non riuscirei a rassegnarmi ad un finale così. Bello sì, difficile, ma c'è ancora altro da raccontare. Ci sono ancora così tante cose che voglio sapere! Voglio vedere di più, sapere di più sulla Regina e affrontare ancora altre avventure con Daisy. É stata una lettura davvero appassionante, che consiglio sia a giovani lettori che agli adulti, e non vedo l'ora di tornare in questo mondo magico!  

Bellissimo!