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domenica 11 ottobre 2020

RECENSIONE | Mio fratello si chiama Jessica di John Boyne

Mio fratello si chiama Jessica di John Boyne
Autoconclusivo
Rizzoli (2019) | 184 pagine | 16 Euro

Se c'è una persona che Sam ammira, è suo fratello Jason. Bello, intelligente, bravo negli sport, popolare. Jason è tutto ciò che Sam non è. Lui ha qualche difficoltà in più a trovare il suo posto nel mondo. Non aiuta il fatto che debba affrontare i continui confronti con il fratello e che a scuola venga bullizzato. Ma tutto cambia quando Jason fa una grande confessione alla sua famiglia. In tutti quegli anni si è sentito intrappolato in un corpo che non è il suo. In realtà è una ragazza, si è sempre sentito tale. I genitori, entrambi impegnati in politica, minimizzano, preoccupati di quello che penserebbe la gente, e sperano che sia solo una fase. Sam fatica a comprendere. Ma appena la voce si sparge, la situazione precipita. Con l'intera famiglia che le rema contro, Jessica decide di allontanarsi da loro piena di delusione e amarezza. Ma continua ad andare avanti a testa alta. Ha passato fin troppo tempo a nascondersi. 

Recensione
In quest'ultimo periodo sono sempre alla ricerca di libri per ragazzi che seguano tematiche importanti, ho un'intera wishlist di libri LGBTQ+ da leggere e uno dei primi su cui mi sono buttata è stato Mio fratello si chiama Jessica di John Boyne, autore famoso soprattutto per Il bambino con il pigiama a righe. Non avevo mai avuto tra le mani un libro per ragazzi a tema transgender, per cui ero estremamente curiosa. Purtroppo anche se è stata una lettura veloce, non mi ha conquistato, anzi, ho trovato parecchie cose problematiche. Informandomi, ho scoperto che in effetti questo libro non è stato molto apprezzato dalla comunità trans e che l'autore è finito al centro di diverse polemiche. Parte delle critiche le trovo onestamente un po' assurde. Gli è stato detto che non può scrivere di trans, visto che non lo è, ma non sono d'accordo. La fantasia è un mezzo potentissimo ed è sbagliato limitarsi a scrivere solo di ciò che si conosce in prima persona. Ovviamente bisogna studiare, raccogliere testimonianze, conoscere bene ciò di cui si parla, qualsiasi sia il tema che vuoi affrontare. L'autore comunque appartiene alla comunità LGBTQ+, è omosessuale, ed essendo cresciuto a Dublino in un'epoca in cui era una pratica illegale (fino ai primi anni '90 è stato così!) non è poi così estraneo alla discriminazione. Altre critiche sono arrivate direttamente al libro, definendolo addirittura transofobico, e in questo caso mi hanno trovata spesso d'accordo. É un argomento da trattare con grande sensibilità e l'autore non ci è riuscito a pieno.
 
Il libro ha per protagonista Sam, un tredicenne alle prese con la rivelazione che Jason, suo fratello, per tutta la vita si è sentito intrappolato nel corpo sbagliato. Per lui è un duro colpo perchè l'ha sempre guardato con ammirazione e invidiato. Jason è il tipico ragazzo perfetto, bello, gentile, intelligente, bravo negli sport. É amico di tutti e le ragazze sono pazze di lui. Per Sam è un vero e proprio esempio di vita e la sua confessione lo turba nel profondo, tanto che, come i genitori, finisce per non appoggiare il fratello, anzi lo ostacola. Credo che questa storia meritasse tutt'altro narratore. Secondo me doveva essere proprio Jason, anzi Jessica, a raccontarci la sua storia. Doveva essere la sua voce. Sam è stato un narratore lamentoso e francamente insopportabile. Si è dimostrato egoista e meschino per tutto il tempo, preoccupandosi solo di sè stesso e delle prese in giro, senza dimostrare uno straccio di empatia e di compresione verso Jessica. L'autore ha perso una buona occasione. Sam avrebbe potuto essere la voce della ragione. Avrebbe dovuto essere dalla parte di Jessica, stare al suo fianco e supportarla in una famiglia che le ha voltato le spalle. Avrebbe potuto dimostrare che mentre gli adulti sono ancora molto chiusi su queste cose, la nuova generazione ha la mente più aperta e accetta con più facilità la diversità. Soprattutto visto che i genitori in questa storia sono abominevoli. Inizialmente prendono la cosa sottogamba, ignorano Jessica e le intimano di non parlare di questa faccenda. Pensano che sia solo una fase, la mandano dallo psicologo sperando in una 'guarigione', propongono perfino l'elettroshock. In tutto questo, Sam non fa nulla. Ovviamente sono estremizzati, rappresentano tutte le famiglie bigotte che faticano ad accettare la diversità dei propri figli. Ma proprio questo in famiglia avrebbe dovuto esserci una luce, un raggio di speranza. E invece no. Per fortuna che c'è lo psicologo, almeno lui qualcosa di sensato lo dice!
 
Questo libro non è la storia di una ragazza trans che trova finalmente il coraggio di vivere la sua vita come desidera, è la storia di un ragazzo che si lamenta di quanto sia difficile essere il fratello di una ragazza trans. Il libro parla di transessuali? Allora perchè affidare la narrazione al solito ragazzo cis etero privilegiato (e lagnoso egoista) invece che alla diretta interessata? Una scelta francamente discutibile. La storia di Jessica non ha nemmeno un ruolo così centrale come dovrebbe. Ci sono capitoli su capitoli di lamentele di Sam, una sottotrama amorosa inutile, capitoli noiosissimi sulla carriera dei genitori, su quanto siano preoccupati di cosa penserà la gente e così via. Jessica sparisce almeno per un terzo del libro.    
 
Il titolo del libro è stato aspramente criticato. Sicuramente ha l'intento di essere immediato e di attirare il pubblico. Attraverso di esso capiamo subito che nel libro si parla di un personaggio trans. Ma attira l'attenzione nel modo sbagliato e capisco perchè tante persone si siano arrabbiate. Jessica è la sorella del protagonista, usare un termine maschile per riferirsi ad una ragazza che sta cercando di affermare la sua identità, è piuttosto insensibile. Soprattutto perchè questa frase è ripresa da una scena centrale del libro, una scena che vuole essere molto emozionante e toccante, dimostrare l'accettazione e l'amore, ma invece ha fatto solo arrabbiare un sacco di gente. Per di più all'interno del libro viene continuamente usato il deadname di Jessica (il suo vecchio nome Jason) e ci sono continui casi di misgenders (quando vengono usati i pronomi sbagliati). Se date un'occhiata su Goodreads, ci sono un sacco di commenti arrabbiati da parte della comunità trans e penso proprio che abbiano ragione. L'autore ha sprecato un'occasione e si è dimostrato poco sensibile e inconcludente. Se volete leggere storie di personaggi trans sono sicura che ci siano libri migliori di questo. Non temete, ve ne proporrò presto!
 
Così così

lunedì 6 aprile 2020

RECENSIONE | La bomba di Todd Strasser

La bomba di Todd Strasser
Autoconclusivo
Rizzoli (2014) | 262 pagine | 14 euro

É il 1962 e la spensierata estate di Scott e dei suoi amici viene offuscata dalla minaccia della bomba atomica. Una minaccia che sembra troppo lontana, troppo assurda, ma che tutti temono. Il padre di Scott decide così di correre ai ripari e fa costruire un rifugio antiatomico per mettere al riparo la sua famiglia in caso di emergenza. Passano i mesi e purtroppo quella paura si concretizza. L'allarme viene lanciato e tutta la famiglia si fionda nel rifugio, ma non sono i soli. Tutto il quartiere si precipita a casa loro, pregando per un posto sicuro in cui stare. Ma il rifugio è troppo piccolo e le risorse troppo scarse, così dopo aver fatto passare qualche vicino, si trovano costretti a trincerarsi dentro, chiudendo la porta. Appena in tempo. I dieci superstiti passeranno nel bunker due settimane, dividendosi le poche provviste, adattandosi a condividere un'unica stanza, senza servizi igienici, senza vestiti di ricambio, senza sapere cosa troveranno là fuori appena usciranno...
Recensione
Questo libro è stato una sorpresa. L'ho preso in biblioteca un po' guidata dall'istinto, mai visto prima. Si è rivelato perfetto per il periodo, anche se non mi aspettavo proprio di leggerlo durante una pandemia e di empatizzare così tanto con i protagonisti. Siamo tutti in quarantena, ma potrebbe andarci peggio. I protagonisti di questo libro sono costretti a convivere per due settimane in uno stretto bunker, dividendo per dieci persone le scarse provviste pensate per quattro, senza possibilità di cambiarsi nè farsi una doccia e senza sapere cosa ne sia stato delle persone rimaste fuori. Aspettare, aspettare, mentre il mondo fuori è divorato dalle radiazioni. Non vi fa rivalutare la nostra comoda quarantena a casa? A me decisamente sì. In fondo siamo al caldo, abbiamo cibo in abbondanza e perfino internet. Tutto sommato, non abbiamo niente di cui lamentarci, dobbiamo solo portare pazienza. 

Siamo negli anni '60, gli anni della guerra fredda, e la minaccia della bomba atomica aleggia sugli americani. Sono molte le famiglie che in quegli anni decidono di costruire un rifugio sotterraneo per essere pronte al peggio. Scatole di legumi accuratamente allineate lungo le pareti, un serbatoio con l'acqua, maschere antigas, misuratori di radiazioni, fanno tutti parte del classico kit da bunker antiatomico, quello della famiglia di Scott non fa eccezione. L'autore in una nota finale racconta che anche la sua famiglia ne aveva uno. Ma se nella realtà una simile minaccia non si è mai davvero concretizzata, lui immagina il contrario. Cosa sarebbe successo se i sovietici avessero davvero sganciato una bomba atomica sugli Stati Uniti? Il primo problema: il fuggi fuggi generale verso il bunker. Non tutti ne avevano uno, anzi chi per scrupolo lo costruiva veniva quasi preso in giro. Ma nel momento del bisogno, ecco che ci si ricorda del matto con il bunker. Il fatto è che questi rifugi sono piccoli, pensati solo per le esigenze della propria famiglia, di certo non possono ospitare un interno quartiere. Chiudere quella porta significa condannare molte persone, vicini, amici, ma a volte il senso di autoconservazione può essere più forte di qualsiasi altra cosa. Chiudere quella porta vuol dire anche salvarsi, forse. In quegli istanti concitati, molte cose si spezzano. Sentire le urla di chi è rimasto fuori è straziante, ma ancora di più lo è il silenzio che segue.

Poi la parte più difficile: la convivenza. Nel bunker sono in dieci, ma hanno scarse risorse. Un po' perché il padre di Scott non lo aveva mai davvero rifornito come si deve, pensando che quell'ipotesi fosse in fondo lontana, un po' perché comunque quelle scarse risorse erano pensate solo per quattro. Questa parte è molto cruda e realista e l'ho apprezzato. L'autore ci racconta la reclusione con dovizia di particolari, senza risparmiarci nulla. Ognuno doveva lavarsi e fare i propri bisogni di fronte agli altri, senza un minimo di privacy. Non avevano modo di cambiarsi, né di lavare i vestiti che indossavano. Il cibo era razionato e ad ognuno toccavano solo pochi bocconi al giorno. L'acqua non poteva essere sprecata. Se qualcuno stava male, poteva fare affidamento solo sul proprio sistema immunitario. Non c'erano letti per tutti. Ogni aspetto della prigionia viene messa di fronte al lettore in maniera schietta e diretta, anche quelli più rivoltanti, senza mai addolcire la pillola. Una scelta che non ti aspetti da un libro per ragazzi, ma la migliore a mio parere. La narrazione segue due linee temporali: il presente, in cui sono rinchiusi nel bunker, e flashback del passato, in cui vediamo spaccati della vita precedente dei protagonisti. Molto interessante, soprattutto per capire meglio la paura e il timore che serpeggiavano tra gli americani a quei tempi.

Uno dei temi trattati nel libro è quello del razzismo. Janet, la baby sitter della famiglia, è una donna di colore e nonostante sia tranquilla, servizievole e molto dolce, è la prima ad essere presa di mira quando le risorse iniziano a scarseggiare. Uno dei reclusi vorrebbe cacciarla, si sente superiore e considera la sua vita più importante. Non se la prende con un debole, un vecchio, un malato, qualcuno con poche possibilità di cavarsela, né non una persona che rende la convivenza complicata, litigando o lamentandosi, ma con una donna sana, nel fiore degli anni, gentile, paziente, dalla cui bocca non è mai uscita una lamentela, ma che a suo parere merita di vivere meno di lui solo perché è nata con la pelle nera. Sono anni in cui i neri sono trattati ancora come esseri inferiori. La loro vita non è quasi considerata tale, il loro diritto di vivere non è allo stesso livello di quello dell'uomo bianco. Sono pensieri difficili da sradicare dalla testa di un adulto di strette vedute. Scalda il cuore vedere i bambini prendere le sue difese perché la considerano parte della famiglia. I loro genitori li hanno tirati su bene, insegnando loro il rispetto e l'amore ed è questo che fa la differenza. I bambini sono la speranza. Loro non sono razzisti, non odiano, non gli importa del colore della pelle, della religione, per loro conta solo l'amore, ma hanno bisogno di un buon esempio. 

L'unico appunto che mi sento di fare a questo libro è che avrei voluto un finale un po' meno aperto. Il libro si interrompe alla fine della prigionia forzata, ma ci viene detto molto poco di ciò che trovano fuori. Sarebbero regrediti ad una società primitiva? Sarebbero stati aiutati da altri paesi? Cosa ne sarebbe stato dei territori colpiti? Per quanto tempo sarebbero durate le radiazioni? Insomma, un seguito ci sarebbe stato. Ero curiosissima di scoprire la vita fuori dal bunker ma tutto questo rimane avvolto nel mistero. L'autore ha voluto concentrarsi sull'esperienza stessa della reclusione, sul modo in cui l'uomo reagisce in situazioni d'emergenza e su come la vera natura umana di un individuo emerge in questi momenti. Ha voluto lanciare anche una riflessione potente nella sua nota: sono passati oltre sessant'anni, eppure l'uomo non ha mai smesso di fare la guerra. Quando impareremo dagli errori del passato? Veramente una lettura interessante. Devo proprio recuperare qualche altro suo libro!

Bellissimo!

sabato 4 aprile 2020

RECENSIONE | Paesaggio con mano invisibile di M.T. Anderson

Paesaggio con mano invisibile di M.T. Anderson
Autoconclusivo
Rizzoli (2018) | 160 pagine | 16 euro  

Adam ha 17 anni quando assiste a qualcosa di incredibile: l'arrivo degli alieni sulla Terra. I vuvv non portano guerra ma salvezza. La loro tecnologia è incredibilmente avanzata e hanno trovato una soluzione a qualsiasi problema umano: medicine che curano ogni malattia, fonti di energia pulite e inesauribili, cibo per tutti. Quello che però all'inizio sembrava una benedizione, in breve tempo si trasforma in un inferno. L'arrivo dei vuvv sconvolge l'equilibro della Terra e cambia tutto. Sono in milioni a perdere il lavoro, perchè ciò che fanno non serve più o perchè sostituito dalla tecnologia. Questo succede anche ai genitori di Adam: ma mentre il padre fugge abbandonadoli, e la madre impazzisce per trovare un nuovo lavoro affrontando un colloquio fallimentare dopo l'altro, lui trova il modo di mantenere la famiglia: con la sua ragazza Chloe registra e trasmette i loro appuntamenti romantici su un canale a pagamento. Ma l'amore presto va in crisi e i due si trovano costretti a fingere di fronte a milioni di alieni pur di continuare a guadagnare.
Recensione
É professionale iniziare una recensione con l'esclamazione 'che figata!'? Ogni tanto ci sta, dai. Avere un blog personale certe libertà ce le da in fondo, nessuno ai piani alti che possa dirmi che non posso eheheh. Quindi inizierò così: che figata! Questa lettura mi ha veramente entusiasmato! Ho preso questo libro in biblioteca un po' per caso. Avevo già sentito parlare dell'autore, di cui possiedo Feed (ma ancora devo leggerlo) e mi avevano detto solo cose belle di lui. Mi avevano parlato della sua intelligenza e della sua satira pungente. Il titolo bizzarro e la copertina hanno fatto il resto, così è tornato a casa con me. Devo dire che è stata decisamente una bella scoperta e ora non vedo l'ora di recuperare le altre sue opere.

Questo libro è un distopico, ma un po' atipico. Le società distopiche che ci vengono presentate di solito in questo genere di libri sono ormai consolidate. I nostri protagonisti non hanno mai conosciuto nulla di diverso da quella che è la loro vita. Stavolta invece lo sconvolgimento della società che ci viene raccontato è qualcosa di fresco, successo da poco tempo. Nello specifico parliamo di una conquista aliena, o meglio, una colonizzazione aliena. Pacifica, ma pur sempre uno sconvolgimento per tutto il genere umano. Gli alieni sono arrivati e hanno preso possesso della Terra, promettendo di risolvere tutti i problemi dell'umanità. Cosa che in effetti hanno fatto. Hanno risolto il problema della crisi energetica, portando nuove fonti di energia rinnovabili e inesauribili, hanno risolto il problema della fame nel mondo, e hanno trovato una cura a tutte le malattie esistenti. Un paradiso no? All'inizio, forse, ma risolti questi problemi ne sono usciti tanti altri. La tecnologia dei vuvv, così si chiamano gli alieni invasori, ha permesso di rendere automatici e più efficienti tantissime mansioni che prima erano svolte dagli umani, causando una grandissima crisi economica. Sono moltissime le famiglie che si sono trovate dall'oggi al domani senza neanche uno stipendio su cui contare, rimanendo magari senza casa, senza cibo, senza aiuti. In più il sistema sanitario è completamente in mano ai potenti, per cui anche se ora esiste una cura per qualsiasi malattia, viene venduta a caro prezzo. La situazione insomma non è per niente rosea.  Mi è piaciuto molto il worldbuiling di questo libro. La nuova società è descritta molto bene e così anche i vuvv, con le loro idee, i loro valori, la loro visione del mondo completamente diversa dalla nostra.

Il nostro protagonista Adam, ci racconta questo sconvolgimento epocale visto dagli occhi di un ragazzo. Ci parla di come la sua famiglia sia rimasta senza mezzi di sostentamento, di come suo padre sia scappato abbandonandoli, di come siano stati costretti a dividere la loro casa con un'altra famiglia per aiutarsi a vicenda con le spese, delle decine di colloqui che sua mamma continua a fare, presentandosi bella ed elegante con il suo notevole curriculum, solo per combattere con altre centinaia di persone per un posto da cameriera, di come non possano permettersi le cure per la malattia che lo affligge, di come i piani di tutti siano andati in fumo. La crisi economica è davvero fuori controllo. Resta a galla solo chi sa adattarsi, inventandosi nuovi lavori, e così fa Adam, con l'aiuto della fidanzata Chloe, che apre un canale a pagamento su cui i due piccioncini trasmettono i loro appuntamenti romantici, continuando a farlo anche quando ormai le cose non funzionano più tra loro. Una sorta di reality show in cui i due innamorati fanno meccanicamente ciò che pensano possa essere più apprezzato dai vuv. 

Originale. Molto originale. Non avevo mai letto qualcosa di simile. Nonostante sia un libro molto breve, mi ha colpito in molti modi diversi. La storia è veramente molto appassionante, mi ha incuriosito tantissimo e ho letto il libro tutto d'un fiato, come non mi capitava da un po'. É facile empatizzare con il protagonista. Adam è un bravo ragazzo, con molti valori, ma per sopravvivere è costretto ad andare contro tutto ciò in cui crede. Perfino la sua libertà artistica viene messa in discussione. La sua lotta interiore tra ciò che è facile e ciò che è giusto porta molte riflessioni. Ma anche ciò che si nasconde dietro la storia è molto interessante: un'intelligente satira verso una società che, alieni a parte, in fondo non è così lontana da quella raccontata dall'autore. Basti pensare al lavoro automatizzato, che ogni anno lascia a casa migliaia di persone, sostituite da macchine che fanno il loro stesso lavoro, ma meglio e in modo più economico. Alla disoccupazione che spinge persone laureate e con molta esperienza ad accettare lavori molto umili. Al sistema sanitario americano, che ti cura solo se hai un'assicurazione o se hai molti soldi per pagarti le cure, o ti lascia devastato dai debiti. Ai nuovi lavori che stanno nascendo grazie all'inventiva di chi si ritrova senza lavoro in una società in cui la disoccupazione è sempre più alta. Al telespettatore, che si illude di trovarsi di fronte ad un vero spaccato di vita quando guarda i reality show, quando invece è tutto studiato a tavolino. Questo sarebbe un libro interessantissimo da leggere in classe per poi discuterne insieme. Non solo è appassionante e intelligente, ma offre veramente molti spunti di riflessione. Provate ancora un po' a dire che i libri per ragazzi sono sciocchi e superficiali!

Bellissimo!
 

giovedì 7 marzo 2019

RECENSIONE | Un altro giorno di David Levithan

Un altro giorno di David Levithan
Every Day #2
Rizzoli (2016) | 272 pagine | 16 euro

Per Rhiannon i giorni scorrono lenti e tutti uguali. Ormai ha imparato ad accontentarsi e non si aspetta troppo dalla vita, nè tantomeno dal suo ragazzo Justin, scostante, freddo e lunatico. Il loro rapporto si basa su regole più o meno implicite e dopo un anno lei sa bene come comportarsi per evitare litigi: non pretendere troppo, lasciargli i suoi spazi, niente sdolcinatezze, niente progetti. Ma poi un giorno qualcosa in Justin cambia. Insieme trascorrono una giornata bellissima, indimenticabile, che lei non riesce più a togliersi dalla testa. Perchè non può essere sempre così? Un motivo c'è, e Rhiannon lo scopre quando un perfetto sconosciuto le racconta che quel giorno nel corpo di Justin c'era lui. Che ogni giorno si sveglia in un corpo diverso, a volte in quello di un ragazzo, altre in quello di una ragazza. Che non ne ha il controllo. Che da quando l'ha incontrata però ha finalmente una certezza, una costante, qualcuno da cui voler tornare ogni giorno, non importa in quale corpo. E la vita di Rhiannon di colpo non è più così noiosa...    
Recensione
Ogni giorno è una lettura che risale al periodo in cui ho aperto il blog e ne conservo un ricordo affettuoso. Mi era piaciuto tantissimo, l'unica cosa che mi aveva deluso era stato il finale aperto. All'epoca non si parlava ancora di un seguito e un finale così per me era inconcepibile. Io e finali aperti non andiamo per niente d'accordo. Poi dopo parecchio tempo erano arrivati un secondo e un terzo libro, e mi ero ripromessa che prima o poi avrei terminato la serie. A darmi la spinta di riprenderla in mano è stato il film uscito qualche mese fa, molto bello, che mi ha catapultato di nuovo nel mondo di A, nella sua vita così sfuggente, variabile, priva di costanti, e nella sua struggente e complicata storia con Rhiannon. Non posso nascondervi di essere rimasta un po' delusa di scoprire che il secondo libro della serie, quello di cui vi parlo oggi, non è un vero e proprio seguito. In Un altro giorno ripercorriamo la stessa storia raccontata in Ogni giorno, ma dal punto di vista della protagonista femminile, Rhiannon. Generalmente non amo questo genere di libri. A mio parere è una manovra che nella maggior parte dei casi serve solo ad allungare il brodo e a fare cassa. A meno che non sia davvero necessario, molto meglio uno spin off su qualche personaggio secondario piuttosto. Questo libro non ha fatto eccezione. La storia è bella, l'idea è originale, ma ho trovato parecchio inutile rileggerla da capo. Cambia la voce che la racconta, ma in fondo non porta niente di più. L'unica differenza con il libro precedente è che A era un protagonista molto più piacevole di Rhiannon, che con questo ha perso parecchi punti ai miei occhi.

Nella prima parte del libro il focus è concentrato sul rapporto tra Rhiannon e Justin, un rapporto terribile sotto così tanti aspetti che mi sono sentita veramente male per lei. Vederla con i suoi occhi ha sicuramente aiutato ad approfondire un argomento che in Ogni giorno era solo accennato: le relazioni malate. Justin è fondamentalmente uno stronzo. La tratta male, la umilia, è sempre freddo e lunatico e non le concede mai attenzioni o un momento di tenerezza. Non vuole saperne di prendere impegni o fare progetti che vadano più in là nel tempo di un paio di giorni, si inalbera per qualsiasi stupidaggine, si tiene sempre a distanza avvicinandosi poi solo per cercare sesso. Il tipico egoista egocentrico che vuole la ragazza accanto ma allo stesso tempo non vuole prendersi nessuna responsabilità. E lei ne è completamente succube. Tace, abbassa la testa, gli da quel che vuole annullandosi completamente, cercando di evitare qualsiasi conflitto. Non si accorge minimamente quanto è malata la relazione in cui si trova coinvolta. Chi ci è dentro, raramente se ne rende conto. Agli amici che cercano di aprirle gli occhi dice che lui è fatto così, che ormai stanno insieme da un anno, che anche se tra loro non è facile è amore. Cerca giustificazioni, minimizza. Quanti casi finiti sulle pagine di cronaca nera iniziano così? Leggere di loro mi ha fatto veramente male. Ma nonostante la storia con Justin sia complicata e non particolarmente felice e appagante, nonostante la situazione in cui lei si trova faccia scattare nel lettore l'empatia verso di lei, il modo in cui si comporta quando A entra nella sua vita la fa finire nella parte del torto. Non si tradisce mai, neanche quando si è infelici. Questo è stato un suo grande passo falso. Spero però che leggere di una relazione come quella tra Rhiannon e Justin possa aiutare chi si trova in una situazione simile a reagire in qualche modo, soprattutto tra i lettori più giovani. Anche se non c'è violenza fisica, nessuno potrebbe pensare che quella sia felicità.

Ciò che ha fatto perdere punti a Rhiannon ai miei occhi però è il fatto che vedendo la storia dal suo punto di vista mi sono resa conto di una cosa: vuole talmente tanto l'amore che quando le si avvicina lei gli si attacca con tutta la forza. Disperatamente. Come se non avesse altro nella vita. La sua felicità dipende da Justin, dal suo umore, dalle sue attenzioni. Se non fosse arrivato A, lei non avrebbe lasciato Justin. Avrebbe avuto paura di rimanere sola, di perdere anche quei pochi attimi di felicità che trovava in lui. Come se avere un ragazzo al suo fianco fosse l'unica fonte di felicità possibile. Anche con A si comporta allo stesso modo. Ogni giorno aspetta che le dica dove si trova per raggiungerlo e quando non possono vedersi le sue giornate sono vuote. Non c'è nient'altro che l'appassioni, non ha interessi o hobby. É piatta. Nel libro precedente non me ne ero resa conto, forse perchè l'ho vista con gli occhi innamorati di A. Ora capisco che Rhiannon non è certamente il punto di forza di questa serie. Per tanti aspetti è ancora una ragazzina molto immatura, molto bisognosa di attenzioni, che fa spesso scelte avventate. Essendo un personaggio abbastanza passivo, che si lascia travolgere dagli eventi, vedere la storia dal suo punto di vista non le ha dato nessun valore aggiunto a mio parere. O almeno io non ci ho trovato nulla di più. 

A prescindere da chi la racconta, ciò che rende questa serie unica sono le riflessioni che ne scaturiscono sull'identità sessuale, sull'amore, sull'etica, sul bene e il male. Sono le singole storie delle persone di cui A prende la vita in prestito per un giorno, le loro personalità che cozzano contro la sua, la loro varietà che li rende unici, ognuno a modo suo. Sono la grande quantità di questioni che affronta e come si sofferma sulla diversità. Sono le grandi domande che, anche se non ci troviamo in una situazione estrema come quella di A, in fondo tutti ci poniamo prima o poi. Domande su noi stessi, sulla nostra identità, sul nostro posto nel mondo e su come ci vedono gli altri. Levithan pone l'attenzione su molte questioni reali all'interno di una storia decisamente fuori dall'ordinario.   

Adoro l'idea su cui l'autore ha basato questa serie. La trovo geniale, originale e davvero interessante. Questo secondo volume è sicuramente piacevole da leggere, ma un po' inutile. Può essere d'aiuto a rinfrescare la trama del primo volume se è passato un po' di tempo dalla lettura e ora volete buttarvi su quello conclusivo, ma leggerlo o no non fa differenza. C'è da dire però che questo libro in mezzo alla trilogia ha fatto salire la mia curiosità a mille per quello successivo. Perchè speravo in qualche risposta e invece niente, ti lasciano con un pugno di mosche, l'hype a mille e tanta curiosità. Non so se si possa arrivare ad un lieto fine, tanto è complessa la situazione. Ho l'impressione che soffrirò. Spero solo che il finale mi dia una vera conclusione, e che non mi lasci di nuovo in sospeso come Ogni giorno. Ho bisogno di risposte. 

Non male

Mi mostra un libro chiamato Il primo giorno sulla Terra." So che può suonare strano, ma parla di un ragazzo che entra in un gruppo di supporto per persone che credono di essere stati rapiti dagli alieni. [...] Ma in realtà parla di cosa significa essere umani. L'ho letto un sacco di volte, ogni volta che lo trovo in una biblioteca. In parte perchè trovo cose nuove ogni volta che lo leggo, ma anche perchè i libri sono sempre lì per me. La mia vita cambia continuamente, ma i libri no. Cambia il modo in cui li leggo, portando con me cose nuove ogni volta. Ma le parole sono familiari. Il mondo è un posto in cui sei già stato, e ti da il bentornato." 

giovedì 3 aprile 2014

RECENSIONE: Terrestre - Jean-Claude Mourlevat

Titolo: Terrestre 
Titolo originale: Terrienne 
Autore: Jean-Claude Mourlevat 
Editore: Rizzoli  
Pagine: 359     
Prezzo: 15 Euro 
Anno: 2012

Trama: Autunno. Campagna. Mattina. Piove. Quando Anne imbocca una strada in mezzo al nulla non può certo immaginare che cosa l'aspetta. Ha per compagno uno scarabeo e nella testa un solo pensiero: ritrovare la sorella Gabrielle, scomparsa da quelle parti un anno prima. Di certo non sa che sta varcando i confini di un mondo rarefatto, dove le auto volano, i palazzi sono di vetro, la gente non respira e non sa cos'è l'amore. In quella realtà asettica e brutale Anne rischia la vita. Ma nell'ombra esiste forse qualcuno disposto ad aiutarla: persone che sognano un luogo chiamato Terra, in cui il vento scuote gli alberi e gli odori aleggiano nell'aria...

Recensione
La sorella di Anne, Gabrielle, è sparita misteriosamente da un anno, il giorno dopo il suo matrimonio con l'affascinante Jens. Nessuno ha più avuto notizie di lei da quel giorno. La polizia non la cerca più ormai. Ma Anne non ha mai perso la speranza di riabbracciarla. Quando un giorno, incredibilmente, riceve uno stranissimo messaggio d'aiuto proprio da lei. Ansiosa di ritrovarla, Anne segue le indacazioni ricevute ritrovandosi in un piccolo paesino sperduto nella nebbia, Campagne. Quello che all'inizio sembra un paesino come molti altri si rivela invece essere il passaggio per un altro mondo: un mondo in cui i terrestri non sono altro che una favola per spaventare i bambini. Gli abitanti di questo mondo appaiono uguali a noi nell'aspetto, ma non respirano, non starnutiscono, nè ridono, non conoscono la sensazione del vento sulla pelle, o l'odorino di un buon pasto fatto in casa, non conoscono le carezze, l'affetto, la dolcezza, e soprattutto non conoscono l'amore. Tutto è regolato da rigide regole che impediscono alla popolazione di prendere decisioni autonome. Sola in questo nuovo mondo, Anne capisce subito che deve nascondere loro la sua vera natura. Per fortuna trova molti alleati che l'aiuteranno ad orientarsi in questo strano mondo. Gente che non ha paura dei terrestri, anzi, sogna il vento e le carezze..sogna l'amore. Anne scoprirà i segreti più oscuri di quel mondo e li affronterà per riportare a casa Gabrielle.

Questo libro languiva sulle mensole della mia camera già da un po' di tempo. Mi affascinava moltissimo l'idea della classica situazione da x-file capovolta: non l'extraterrestre che finisce sulla Terra in mezzo agli umani, ma un umano, un normale terrestre, che finisce in un altro mondo dove viene considerato proprio come noi ora consideriamo gli extra terrestri, una favola, una leggenda. Per questo, e per la bellissima copertina, l'ho acquistato senza indugio. Purtroppo, tra i tanti acquisti, è finito un po' nel dimenticatoio, quando invece avrei dovuto iniziare a leggerlo nel preciso istante in cui ci ho messo su le mani. Perchè ho aspettato così tanto? L'ho amato! Il punto di forza della storia è l'incredibile originalità. Il libro è ambientato a cavallo tra due mondi: da una parte c'è il nostro caro vecchio mondo, la Terra, con i suoi abitanti, e dall'altro un bizzarro mondo parallelo, nel quale si svolge la maggior parte dell'azione. La protagonista arriva in questo luogo imboccando una via nebbiosa in aperta campagna, una via che solo chi sta cosa sta cercando può vedere. Alla fine della via, superato un varco spaziotemporale, c'è un mondo assolutamente incredibile e diversissimo dal nostro. Un mondo in cui non ci sono la pioggia, il sole, il vento, in cui si mangiano cibi privi di gusto, in cui non esistono risate, sospiri, sorrisi, in cui si viene assegnati ad un compagno con un test di compatibilità, in cui i bambini sono creati in laboratorio. Un mondo in cui l'amore non esiste. Un mondo in cui i terrestri sono visti come una leggenda, una favola, e su cui solo i pezzi grossi al governo sanno la verità. Un mondo che all'apparenza sembra pacifico e sereno. Solo all'apparenza. Sono molti i segreti che si nascondono dietro alla bella facciata. Uno di questi è che, da sempre, gli abitanti di questo mondo rapiscono le donne terrestri, le tengono schiave, le sfruttano per generare figli che poi vengono addestrati alla vita terrestre, a cui si adattano più facilmente, per essere mandati in missione sulla Terra. Un mondo diverissimo dal nostro, che noi vedremo con lo stesso ribrezzo e disgusto con cui loro vedono il nostro. Al suo arrivo Anna è completamente smarrita e deve imparare a mimetizzarsi. Dall'altra parte hanno un aspetto molto simile a quello dei terrestri, ma uno di noi si farebbe notare in due secondi netti, senza i giusti accorgimenti. Quindi prendete nota: niente starnuti o colpi di tosse, niente risate, niente sospiri, ma soprattutto, è essenziale nascondere il movimento regolare dei polmoni. Anna impara in fretta, ne va della sua vita, ma non smette mai di stupirsi della abitudini degli abitanti di questo strano mondo. E' un personaggio molto particolare, all'inizio sembra perfino un po' suonata, ma poi si capisce che in raltà è solo particolarmente sensibile. In questo mi ha ricordato un po' Luna Lovegood di Harry Potter! Per sua sorella affronta mille pericoli, un mondo sconosciuto, senza sapere di chi fidarsi. Ma non è sola. Nel corso della sua avventura conosce una serie di personaggi originali ed intriganti che saranno per lei di vitale importanza. Tra questi ci sono abitanti del mondo parallelo, come la signora Storniwell, una deliziosa donnina dotata di una particolare sensibilità grazie alle sue origini terrestri, e come Bran, figlio di una terrestre rapita tanti anni prima e addestrato come soldato in vista di missioni sulla Terra, ma anche terrestri, come l'anziano Etienne, che da un passaggio ad Anne e poi decide di aiutarla. Ognuno di loro a modo suo è originale e irresistibile, tratteggiato con cura invidiabile e ben caratterizzato, grazie anche alla scelta dell'autore di seguire punti di vista multipli, una scelta che ci ha permesso di conoscerli più da vicino. Il punto di vista principale è quello di Anna, ma al suo vengono alternati quelli di svariati altri personaggi che aiutano a dare un quadro più completo della vicenda. Non manca un tocco di romanticismo, con la storia tra Anne e Bran, molto dolce e mai mielosa. La trama è originale, ben strutturata, ogni elemento è ben bilanciato agli altri con un risultato magnifico. Poetico. Ecco l'aggettivo perfetto per questo libro. Vale davvero la pena averlo in libreria!         Valutazione: ½ Bellissimo!

Amo ciò che mi manca e ciò che è al di sopra di me, amo il troppo e il troppo poco, voglio scottarmi con le ortiche e le pentole, non mi disturba, accetto di smarrire le chiavi, avere mal di testa, essere ingannata (non da Bran), essere spintonata. Ma prendo anche le cose belle. Voglio che mi si accarezzi, voglio mangiare le banana split, voglio ascoltare della buona musica, ricevere lettere, veder nascere dei bambini, fare un sonnellino, andare a Venezia…voglio far entrare l’aria nei miei polmoni, voglio respirare.

domenica 12 gennaio 2014

RECENSIONE: I cento nomi - Cecelia Ahern

Titolo: I cento nomi
Titolo originale: One Hundred Names  

Autore: Cecelia Ahern  
Editore: Rizzoli
Pagine: 366
Prezzo: 16 Euro
Anno: 2013


Trama: Kitty Logari, giornalista giovane e brillante, è appena stata travolta da uno scandalo - un suo servizio televisivo ha rovinato la vita a un innocente, la tivù per cui lavora è stata condannata a pagare un grosso risarcimento e lei è stata licenziata in tronco - quando apprende che Constance Dubois, l'amica carissima che le ha insegnato il mestiere, è in fin di vita. Al suo capezzale, Kitty le chiede qual è la storia che avrebbe sempre voluto scrivere. In risposta, Constance fa in tempo solo ad affidarle una lista di cento nomi. Decisa a realizzare l'ultimo desiderio dell'amica e a scoprire quale legame ci sia tra quelle cento persone, Kitty comincia a cercarle, a incontrarle, a conoscerle. Solo alla fine, dopo aver ascoltato i loro racconti di gente comune, scoprirà il segreto della storia di Constance. E il senso della propria vita. 

Recensione 
Dopo un tremendo scivolone sul lavoro, Kitty si ritrova disoccupata e privata di qualsiasi credibilità. E per una giornalista nulla è più importante della propria reputazione. Il suo errore è stato grande, ma la sua punizione lo è di più. Viene insultata, perseguitata, la sua porta è vandalizzata di continuo, ma quel che è peggio è che nessuno è più disposto a prenderla sul serio. Kitty si accorge di essere finita in quel disastro perchè è diventata quel tipo di giornalista più attenta allo scoop che ai sentimenti. Per questo decide di portare a termine l'ultimo grande progetto di Costance, sua amica e mentore, rimasto incompiuto dopo la sua morte. Il problema è che Costance non ha fatto in tempo a spiegarle i dettagli, tutto ciò che ha in mano è una lista di cento nomi. Kitty inizierà così una ricerca che la porterà a conoscere alcune delle persone sulla lista nel tentativo di capire cosa le accomuni: c'è un padre finito in carcere per aver vendicato da solo l'omicio della figlia, c'è una donna ormai ottantacinquenne pronta a vincere una scommessa col destino, c'è un uomo che sta per battere il record dei cento dei metri in pedalò. E poi una donna che si occupa di trovare il regalo perfetto, un'altra che riceve una proposta di matrimonio al giorno e un'altra ancora che si nasconde tra le farfalle timorosa di mostrare la vera se stessa. Ognuno di loro ha una storia da raccontare, ma cosa le collega tutte tra loro? Solo conoscendoli Kitty riuscirà a scoprirlo e a portare finalmente a termine l'ambizioso progetto dell'amica, ritrovando se stessa.

Adoro Cecelia Ahern, i suoi libri sono sempre adorabili e molto poetici, ma nessuno dei titoli che ha sfornato nel corso della sua carriera è mai riuscito ad eguagliare la bellezza del suo primo successo, l'amatissimo P.S. I love you. Questo libro, l'ultimo uscito in ordine di tempo, però ci va decisamente vicino. E' ben scritto, è scorrevole ed intrigante e tiene il lettore col fiato sospeso fino all'ultima pagina, ma questo si può dire di quasi tutti i libri dell'autrice. E allora cosa lo differenzia dagli altri? Questa volta ho ritrovato la magia che mi aveva fatto innamorare della storia di Holly. Questo libro mi ha colpito profondamente. Il suo punto di forza sono certamente i personaggi incredibili, ognuno indimenticabile a modo suo. La protagonista, Kitty, è una giornalista che ha perso la retta via. All'inizio della sua carriera si concentrava solo su storie che davvero le stavano a cuore, ma poi col tempo si è fatta prendere come molti altri colleghi dalla smania dello scoop e ha iniziato a cercare la verità a tutti i costi, invece dei sentimenti. Proprio per questo è finita nei guai. Era talmente accecata dalla voglia di farsi notare da accusare ingiustamente un uomo rovinandogli la vita. Il progetto dei cento nomi però piano piano le fa capire quanto stesse sbagliando e l'aiuta a tornare la giornalista di un tempo. Possiamo vedere la sua crescita, il suo cambiamento. Capisce i suoi sbagli e vi pone rimedio. Al suo fianco c'è Steve, l'amico di sempre, pronto ad aiutarla ad ogni ora del giorno e della notte. E' il classico scapestrato con una donna diversa nel letto ogni notte, il tipo con cui puoi ubriacarti e ridere, ma per Kitty è anche l'appiglio più solido, perchè nel momento del bisogno lui c'è sempre, non importa quanto la situazione sia nera. E' uno dei pochi che le parla sinceramente ed è anche merito suo se lei capisce i suoi errori. Attorno a Kitty gira un caledoscopio molto vario di personaggi: certi sono appena abbozzati, come il fidanzato Glenn, che se ne va appena la tempesta si abbatte, o come i suoi genitori, che si fanno vivi solo per rinfacciarle la vergogna che ha portato sulla famiglia, ma la maggior parte sono ben caratterizzati, ognuno di loro è reso particolare e indimenticabile, hanno una vera anima. Non si può chiamarli personaggi secondari, sono troppo importanti, troppo presenti. L'autrice è riuscita a creare un calderone di racconti di vita vissuta. Questa non è solo la storia di Kitty, ma anche di Bridget, di Ambrose, di Archie, di Mary-Rose, di Eve e di Jedrek..ed è anche la storia di Costance, sempre presente anche dopo la sua morte, l'unica ad aver capito cosa si agitava nel cuore di Kitty, ancora prima che lo capisse lei stessa. Cecelia Ahern è tornata alla magia degli esordi con un libro intenso e pieno di emozioni. Consigliato a chi cerca una storia ricca di sentimenti, di ottimismo e con quel tocco di romanticismo che non guasta mai.          Valutazione: ½ Bellissimo!
  
Le persone che non si considerano interessanti, di solito sono le più interessanti.

venerdì 6 settembre 2013

RECENSIONE: La memoria del cuore - Kim e K. Carpenter

Titolo: La memoria del cuore
Titolo originale: The Vow 

Autore: Kim e Krickitt Carpenter
Editore: Rizzoli
Pagine: 215
Prezzo: 10 Euro
Anno: 2012


Trama: Si erano conosciuti un anno prima e avevano capito subito di essere anime gemelle. Al ritorno da un favoloso viaggio di nozze, Kim e Krickitt sono pronti a iniziare la loro vita insieme. Ma un violento incidente d'auto manda letteralmente in frantumi i loro sogni: Krickitt rimane gravemente ferita e quando esce dal coma ha dimenticato completamente gli ultimi mesi della sua vita. E si ritrova sposata a un perfetto sconosciuto, per il quale non prova nulla. Distrutto dal dolore, ma determinato a non rinunciare al suo grande amore, Kim decide di sfidare il destino: conquisterà il cuore di sua moglie una seconda volta, ricominciando da capo, come se l'avesse appena conosciuta.  

 Recensione
Kim e Krickitt sono sposati da poco quando un terribile incidente sconvolge le loro vite. Sopravivono per miracolo, ma ad un prezzo altissimo: in seguito all'incidente Krickitt si scopre affetta da una grave forma di amnesia che ha colpito gli ultimi mesi della sua vita. Non ricorda più suo marito e la loro vita insieme. Kim dà prova di grande fedeltà ed amore rimanendole sempre accanto nella speranza che lei torni ad amarlo ma nessuno sa dirgli se ritroverà mai la memoria e mentre la sua vita, il suo lavoro e i suoi risparmi sono messi a dura prova, Kim non sa se riuscirà mai a riavere indietro l'unica cosa di cui davvero gli importi. Una storia vera piena di amore e speranza raccontata dalla voce dei suoi stessi protagonisti.

Questa è una recensione piuttosto complicata da fare perchè si tratta di un libro che racconta una storia vera e molto toccante, una storia che colpisce nel profondo, che trasmette grande amore e speranza e che poteva essere scritta solo da chi l'ha vissutaQuesta è la storia di due persone normali che hanno vissuto qualcosa di incredibile e hanno deciso di raccontarla al mondo. Lo stile è molto semplice ed elementare, qualche volta anche un po' ripetitivo, non è questa grande opera di letteratura, inutile negarlo. Si sente che chi scrive non è uno scrittore professionista, ma solo una persona con qualcosa da raccontare. Il problema principale è che manca un po' di scorrevolezza e che risulta a tratti troppo veloce e a tratti troppo lento rendendo questo libretto molto breve un po' pesante. Un altro aspetto che devo segnalare è la grandissima fede in Dio dei protagonisti, una fede che dopo aver vissuto un'esperienza terribile come la loro non può che diventare più grande. Ovviamente non ho nulla da discutere, ma a livello puramente stilistico credo che il fatto che in questo libro si parli così tanto di Dio e di fede alla fine risulti  perfino un po' artificioso perchè ogni singolo personaggio che incontrano nomina Dio e dimostra grande fede. Penso che questo aspetto sia stato marcato troppo insistentemente. Forse non riesco a capirlo perchè la nostra società è molto diversa. Non mi è mai capitato in situazioni di difficoltà di sentirmi fare certi sermoni da gente normale come invece capita a loro. Discorsi del genere me li aspetterei proprio solo da un prete. Ma come dicevo forse è solo un fattore di diverse mentalità. La religione è una parte importantissima della vita di questa coppia e capisco quanto abbiano da essere grati a Dio, ma credo che la loro storia avrebbe potuto essere raccontata anche senza insistere così tanto su questo elemento. So che finora ho parlato solo di aspetti negativi, ma in realtà questa storia è davvero toccante e vale la pena spendere qualche ora per conoscerla, nonostante la struttura e lo stile non siano proprio intriganti e travolgenti. Ho trovato la storia di Kim e Krickitt molto bella e piena di speranza e positività. Con l'amore e la fede sono riusciti a superare una situazione terribile che non tutti sarebbero riusciti a trovare il coraggio di affrontare. E' un libro da leggere concentrandosi più sui pregi che sui difetti.                                                                                                                                Valutazione: Non male

"Krickitt, chi è suo marito?" Krickitt guardò di nuovo me, poi lo psicologo. Ero sicuro che
 tutti potessero sentire il cuore martellarmi nel petto, mentre attendevo la risposta di mia moglie
 in silenzio, disperato "Non sono sposata". No, Dio, ti prego. 

sabato 6 luglio 2013

RECENSIONE: Quattro amiche per sempre - Ann Brashares

Titolo: Quattro amiche per sempre (Sisterhood #5)
Titolo originale: Sisterhood Everlasting
 
Autore: Ann Brashares
Editore: Rizzoli
 
Pagine: 429 
Prezzo: 17 Euro 
Anno: 2011

Trama: C'erano una volta quattro amiche che si passavano un paio di jeans magici. Negli anni i jeans sono andati perduti, ma l'amicizia forse no. Lena insegna arte e abita in un monolocale a Providence, Bridget vive con il suo grande amore Eric a San Francisco, Carmen ha un loft scintillante e fa l'attrice televisiva. Si sentono spesso, si vedono quando possono. Chi invece sembra inafferrabile è Tibby, che si è trasferita in Australia e non dà notizie di sé. Finché un giorno proprio Tibby invita le amiche sull'isola di Santorini per una breve vacanza nella casa appartenuta ai nonni di Lena. La prospettiva è attraente: ritrovarsi come ai vecchi tempi, per colmar il silenzio che le ha divise nell'ultimo periodo. Ma quando Lena, Carmen e Bridget arrivano a destinazione non trovano l'amica né all'aeroporto né a casa. Le ore passano e i dubbi si tramutano in certezza: Tibby è scomparsa.

Recensione 
Di sicuro non sarò l'unica ad aver passato l'adolescenza in compagnia di Lena, Tibby, Carmen e Bridget, quindi forse qualcuno capirà la mia sorpresa quando qualche mese fa ho scoperto l'esistenza di un quinto libro della serie Quattro amiche e un paio di jeans. Inizialmente ne ero felice, perchè ho sempre sentito che la serie non era davvero conclusa, che mancava qualcosa, ma quando ho scoperto che le vicende di questo nuovo capitolo erano ambientate dieci anni dopo la fine del precedente libro la scettica che è in me è emersa sputando sentenze. Sì, ero curiosa, perchè si tratta di una serie che da ragazzina ho adorato, ma temevo che fosse solo un espediente dell'autrice per raggranellare qualche soldo in più e spremere la sua serie più famosa il più possibile. Pensavo che sarebbe stata una delusione, invece mi ha stupita. Ma andiamo con ordine. Sono passati ormai dieci anni dal giorno in cui i Pantaloni Viaggianti sono andati perduti per sempre in Grecia. Tibby, Lena, Carmen e Bridget sono ancora amiche, ma non più come un tempo. Carmen fa l'attrice e lavora in una serie tv di successo, vive a New York e sta per sposarsi, Bridget vive a San Francisco col suo amore di sempre Eric ma è rimasta uno spirito libero incapace di stare ferma nello stesso posto troppo a lungo, Lena invece ha un piccolo appartamento a Providence dove tiene un corso d'arte molto seguito. Le tre continuano a vedersi e a sentirsi quando possono, mentre invece Tibby è sparita dai loro radar e sembra quasi evitarle. Si è trasferita in Australia con Brian e da allora non l'hanno più rivista. Doveva stare là solo per qualche mese, invece piano piano i mesi sono diventati anni, le mail si sono fatte sempre più rare, le telefonare sempre più difficili. E' quindi una grande sorpresa per le ragazze ricevere da parte sua un biglietto aereo e un invito a passare una settimana in vacanza in Grecia insieme. Le tre ragazze partono con grande entusiasmo, pronte a scatenarsi e smaniose di rivedere la loro amica così a lungo dispersa ma quando arrivano di Tibby non c'è traccia. Passano varie ore prima che la polizia dia loro la tragica notizia: Tibby è annegata accidentalmente. La disperazione ha il sopravvento su di loro, ma appena la lucidità ritorna piano piano le tre scoprono che dietro l'incidente potrebbe esserci qualcosa di più grosso perchè Tibby ha lasciato loro delle misteriose lettere e tutto fa pensare che lei sapesse cosa stava per succedere. Si è forse suicidata? L'epilogo dolceamaro della serie che ha conquistato i cuori delle adolescenti. Ormai Bridget, Lena, Carmen e Tibby non sono più ragazzine, sono donne, ma l'amore che hanno una per l'altra non è mai cambiato. Ognuna di loro reagisce al lutto in modo diverso: Carmen mette in discussione tutta la sua vita, Bridget scappa, Lena si nasconde. Nessuna di loro era pronta ad affrontare un dolore così grande. Un aiuto verrà dato loro proprio da Tibby e dalle sue lettere: non solo le aiuterà a superare il dolore, ma anche a dare una direzione alle loro vite. Tibby si è rivelata saggia e lungimirante e ha saputo trasformare un terribile evento nell'occasione giusta per riunire le amiche e aiutarle a trovare la vera felicità. Grazie a lei Lena riscopre l'amore per Kostos, Bridget capisce di aver finalmente trovato il suo posto e Carmen comprende che l'amore è qualcosa di più grande e profondo di quanto lei abbia mai potuto immaginare. E' stato bello ritrovare queste quattro amiche, queste quattro figure della mia adolescenza, e soprattutto è stato bello vederle finalmente felici, senza nulla in sospeso, con un futuro luminoso di fronte a loro. La storia è molto toccante e drammatica, ma non perde il brio, la simpatia e la dolcezza dei libri precedenti. La serie non è nuova ad argomenti difficili: nel corso dei quattro libri precedenti la morte è un elemento spesso presente, è un mostro che le protagoniste hanno dovuto affrontare in varie situazioni, come tutti noi, ma ciò le ha rese più forti e alla fine Tibby le ha rese più forti. Finalmente la serie ha avuto un finale degno di questo nome, ricco di amore, speranza e amicizia. Consiglio assolutamente questa serie, indicata soprattutto per un pubblico giovane ma piacevole anche per un lettore più adulto, e in particolare quest'ultimo libro, il più maturo, profondo e riflessivo.                                                                                                                                        Valutazione: Bellissimo!

La felicità richiede tanto esercizio quanto l'infelicità. E' vivendo che vivi di più. 
Aspettando che aspetti di più. Ogni giorno di attesa rende la tua vita un po' più povera.  Ogni giorno di solitudine ti rende un po' più piccola. Ogni giorno di non-vita ti rende meno capace di vivere