Logo-blog-6
Visualizzazione post con etichetta Il battello a vapore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il battello a vapore. Mostra tutti i post

lunedì 27 febbraio 2023

RECENSIONE | Buchi nel deserto di Louis Sachar


Buchi nel deserto di Louis Sachar
Il Battello a Vapore (2018) | 266 pagine | 12 Euro
Holes #1

Stanley è un bravo ragazzo, per questo nessuno si aspettava che rubasse delle costose scarpe da ginnastica destinate a una raccolta fondi per i senza tetto. E infatti non è stato lui, gli sono praticamente cadute in testa. Ma nessuno gli crede, così viene mandato a Campo Lago Verde, un riformatorio a cielo aperto dove i giovani malfattori vengono puniti con il duro lavoro fisico. Nonostante il nome faccia pensare a un bosco lussureggiante, quello è solo l'ultimo lascito di un passato più florido: il luogo è sperduto nel nulla e per chilometri non ci sono altro che terra nuda e animali velenosi. I ragazzi devono scavare un buco ogni giorno, sotto al sole cocente. E così un giorno dopo l'altro, per mesi, fino alla fine della condanna. Pensano che sia solo una punizione, un modo per temprare il carattere, ma non sanno che quei buchi vengono scavati per un motivo ben preciso e che sotto quella terra arida potrebbe nascondersi qualcosa di prezioso.

Recensione

Se mi seguite su Instagram sapete già che l'anni scorso ho organizzato alcune challenge di lettura, più che altro per spronare me stessa a leggere di più e a raggiungere alcuni obbiettivi che mi sono prefissata. Tra questi obbiettivi c'era quello di recuperare libri usciti più di dieci anni fa, vecchie glorie che rischiano di perdersi tra le centinaia di uscite di cui siamo invasi ogni anno. Uno dei primi che ho preso in mano è stato Buchi nel deserto, un libro uscito originariamente nel 1999 come titolo della collana arancione del Battello a vapore  e ristampato più recentemente in una veste più accattivante. Ho recuperato la vecchia edizione ad un mercatino dell'usato, bruttina, ma ancora in ottime condizioni. Per soli due euro, potevo lasciarla lì? Dopo averlo letto, confermo che è stata un'ottima mossa. Tra l'altro questo libro ha vinto un sacco di premi ed è stato apprezzato dai lettori di mezzo mondo. Vorrete mica perdervelo?

Il protagonista è Stanley, un bravo ragazzo, cicciottello, un po' solitario e vittima preferita dei bulli, con una famiglia non molto ricca ma amorevole. Il padre è sempre alle prese con nuovi esperimenti, nella speranza di fare la scoperta che li porterà finalmente alla ricchezza ed è convinto che prima o poi risolverà tutti i loro problemi economici. Quando inizia la nostra storia sta cercando un modo di riciclare le suole delle vecchie scarpe da ginnastica. Per questo quando Stanley si vede cadere in testa delle scarpe super puzzolenti, pensa proprio che sia un segno e che saranno utili al padre. Invece in un attimo viene arrestato con l'accusa di furto, perché quelle scarpe appartengono a un famoso campione e dovevano essere vendute all'asta. Inutili le sue proteste. Nessuno gli crede. Finisce così al Campo Lago Verde. Il nome non c'azzecca proprio niente. Un incubo pedagogico, da denuncia immediata. Roba che neanche nei carceri di massima sicurezza. Roba che ci manderei giusto chi tortura i cagnolini, per quanto il trattamento è duro e insensatamente violento. I ragazzi vengono costretti a passare le giornate nel deserto, con poca acqua, cibo scarso, caldo cocente, con il rischio di essere morsi da ragni, lucertole, serpenti e scorpioni. E stanno lì a scavare, scavare, scavare, tutto il giorno e senza senso apparente. Servizi sociali?? Tribunale dei minori?

mercoledì 18 novembre 2020

RECENSIONE | Il bambino che faceva le fusa di Gabriele Clima

Il bambino che faceva le fusa di Gabriele Clima
Autoconclusivo
Il Battello a Vapore (2019) | 230 pagine | 10 Euro

Pepe è una gattina molto sveglia che vive con la sua famiglia in una palazzina vivace, di cui conosce tutti gli abitanti. Tranne uno. Da qualche tempo si è accorta che al quarto piano c'è un bambino mai visto prima. Lo osserva dalla finestra e capisce che qualcosa non va. Il bambino, che lei chiama No, spesso è irruente e rumoroso, a volte mulina le braccia in giro per casa e urla, altre volte sembra perso in un mondo tutto suo. E sa fare delle fusa assolutamente perfette. Non esce mai in cortile, non gioca con gli altri bambini ed è sempre solo, circondato dai suoi bellissimi disegni. Ma perchè? Per scoprirlo, Pepe decide che è arrivato il momento di tentare l'impossibile: parlare con gli umani. Le prova davvero tutte: inizia con la sua famiglia, e poi uno alla volta cerca di comunicare con tutti gli abitanti del condominio. Ma niente. Nessuno la capisce. Eppure lei è così chiara. Forse No ha più o meno il suo stesso problema. Non lo capiscono. Ma un gatto non si arrende mai.

Recensione
Recentemente su instagram vi ho consigliato alcuni libri ad alta leggibilità e uno dei miei preferiti del quintetto prescelto è stato questo Il bambino che faceva le fusa di Gabriele Clima! Ma prima di iniziare, cosa sono i libri ad alta leggibilità? Per chi non lo sapesse sono libri che visivamente sono pensati appositamente per chi soffre di dislessia, disgrafia e in generale ha difficoltà con la lettura. Viene usato un font specifico, l'interlinea è più largo, ci sono paragrafi separati, le parole non vanno a capo, le illustrazioni non interrompono le frasi e via dicendo. Tutto è pensato per rendere la lettura più semplice a chi deve misurarsi con questo tipo di problemi. Molte case editrici per ragazzi hanno delle collane dedicate e tra queste c'è Il battello a vapore. I loro libri ad alta leggibilità li potete riconoscere dal bollino AL sulla copertina! É un'iniziativa veramente molto lodevole e spero che prenda sempre più piede!
 
Che dire di questo libro? Assolutamente adorabile! Non vi nascondo che alla fine avevo gli occhi lucidi, ad un passo dal pianto. Allergia? O sarà colpa di quell'irresistibile accoppiata che sono bimbi e gatti? La seconda, confesso. La protagonista e narratrice della nostra storia è Pepe, una deliziosa gattina che vive in una palazzina dove conosce un po' tutti. Se ne va su e giù per i tetti, controlla la situazione, bisticcia con cani e piccioni e quando le capita si prende anche qualche coccola dai condomini. La sua famiglia è composta da una coppia con un figlio di otto anni, che lei adora, ricambiata. Come tutti i gatti, è curiosa e molto sveglia, e infatti si accorge subito che nel suo palazzo c'è qualcosa di strano: un nuovo bambino, che lei soprannomina No, che non esce mai. Avendo anche lei un bimbo per casa sa bene come si comportano i piccoli umani. Escono per giocare insieme, corrono in cortile, si rincorrono, ridono un sacco.  Ma il bimbo del quarto piano no.

Il bimbo del quarto piano è autistico, ma Pepe non lo sa. Non sa neanche cosa significhi. Però in qualche modo ha capito che lui non riesce a comunicare con i suoi simili. Decide così di farlo lei, pur di capire cosa succede. Ovviamente gli umani non la capiscono, proprio come non capiscono No. La metafora è veramente molto bella. Uno dei problemi dei bambini autistici è proprio la comunicazione. Pepe parla chiaramente, cristallina, ma gli umani sentono solo fusa e miagolii e lo stesso succede a No, che è un bambino sveglio, intelligente, ma proprio non riesce a farsi capire. Ma Pepe è convinta che No sia un po' gatto e infatti loro due si capiscono alla perfezione. Il rapporto che sviluppano scioglie il cuore. Si guardano e si capiscono al volo. La scena delle zampette disegnate mi ha messo fuori gioco dalla tenerezza. Pare che la vicinanza con un animale aiuti tantissimo i bambini affetti da questo genere di disturbi. Ho letto uno studio che afferma che i bambini autistici apprezzano in particolare la presenza felina, perchè discreta ed elegante, non invadente come può essere quella canina. I gatti sono più indipendenti, non hanno bisogno di attenzioni continue. E cercano molto meno il contatto visivo rispetto ad un cane, un altro aspetto che gli autistici sembrano apprezzare, avendo problemi con la comunicazione verbale ma anche con quella non verbale. É un argomento estremamente affascinante!

Tornando alla storia, il condominio è abitato da una serie di personaggi interessanti e ben caratterizzati con cui Pepe entra in contatto, cercando qualcuno che la capisca. Sono tutti gentili e carini, la coccolano e le fanno i grattini, ma purtroppo nessuno la capisce davvero. Anche se qualcuno sembra quasi intuire il suo disperato bisogno di dire qualcosa. Conoscerli è stato davvero divertente! L'autore nelle note dice che ognuno di loro è davvero ispirato ad una persona reale e che quella palazzina esiste davvero, cosa che me li ha resi ancora più simpatici. Non ho mai vissuto in un condominio, ma qui quasi quasi ci vivrei. Con le sue indagini e i suoi tentativi di comunicazione, la piccola Pepe dipinge un quadro di umanità, fatto di persone diverse, ognuna speciale a modo suo. C'è un'illustrazione nel libro in cui la gattina guarda la facciata del suo palazzo dal tetto di quello vicino e in ogni finestra sbirciamo un pezzetto di quotidianità di ogni famiglia. Mi è piaciuta tanto. Pepe si sente parte di una grande famiglia e in questa illustrazione si sente proprio l'affetto che prova per tutti loro, perfino per quel rompiscatole di Crostino, il cane di una delle vicine, con cui bisticcia sempre.

C'è anche un altro personaggio molto speciale in questa storia. Abdul è un ragazzo sorridente e molto gentile, che vende portafogli e borse lungo il marciapiede. É straniero, ha la pelle nera e arriva da lontano. Anche se molti passanti non lo vedono neppure, Pepe lo considera parte integrante del quartiere e non sa immaginare un buco vuoto dove lo vede sempre. Proprio lui sarà la chiave. Ho apprezzato molto la piega che a ha preso la trama. Alla fine ero veramente commossa e deliziata. Un gatto, un piccione, un ragazzo invisibile. Che altro posso dire? Spero di avere attirato la vostra attenzione! Questo libro vale davvero la pena di essere letto, anche se non siete bambini. Scalda il cuore! 



Bellissimo!

lunedì 5 novembre 2018

RECENSIONE | Il malefico caso Alastor contro Redding di Alexandra Bracken

Il malefico caso Alastor contro Redding di Alexandra Bracken
Il malefico caso Alastor contro Redding #1
Il battello a vapore (2018) | 355 pagine | 17 euro
Libro fornito dalla casa editrice

Quando sei un adolescente è difficile emergere e farsi notare. Lo è ancora di più se appartieni ad una ricchissima e potente famiglia che da generazioni vanta solo successi. E Prosper lo sa bene. É uno dei più giovani rampolli della famiglia Redding, fondatori della cittadina di Reedhood, e sulle sue spalle gravano immense aspettative. Nascosto all'ombra della brillante gemella Prue, Prosper vorrebbe solo coltivare la sua passione per l'arte senza dover pensare al futuro. A sconvolgere la sua esistenza arriva una sconcertante notizia: dentro di lui si è risvegliato uno spirito maligno che da secoli aspetta di vendicarsi della sua famiglia. Lo stesso spirito che, grazie ad un patto con un suo antenato, ha donato loro fortuna e successo. E ora è pronto a portarsi via ogni cosa e a vendicarsi del tradimento subito. Prosper ha poco tempo per farlo uscire dal suo corpo, prima che prenda sopravvento. O sarà la fine per tutti i Redding.
 Recensione
Tra streghe, spiriti maligni e cimiteri, l'uscita di Il malefico caso di Alastor contro Redding, primo capitolo della nuova serie di Alexandra Bracken, è arrivata proprio nel momento giusto. É il libro perfetto per calarsi della sinistra e misteriosa atmosfera di questo periodo e se vi state dedicando a letture a tema con Halloween vi consiglio di inserirlo assolutamente in lista. Nonostante non abbia particolarmente amato la serie più famosa dell'autrice, Darkest Minds, avevo invece grandi aspettative per questo middle grade. Tra la bellissima copertina, che è stata mantenuta anche per l'edizione italiana con mia grande gioia, la grafica interna curatissima e la trama decisamente accattivante, è stato un colpo di fulmine assicurato. L'ho adorato, anche più di quello che mi sarei aspettata.  L'ho letteralmente divorato!

Siamo a Reedhood, una cittadina di cui i Reeding sono stati i fondatori secoli or sono. Per centinaia di anni la famiglia ha prosperato, ricoprendo ruoli importanti, eccellendo in qualsiasi campo, riuscendo in qualsiasi cosa. Hanno sempre avuto successo e fortuna e sono state poche le pecore nere che nel corso della storia si sono affacciate tra i rami dell'imponente albero genealogico. Prosper però si considera una di esse. Dopo aver passato l'infanzia accanto alla sorella gravemente malata, la miracolosa guarigione di lei l'ha fatto precipitare nell'ombra. Tra i due, lei è sicuramente più bella, più brillante, più intelligente, più popolare. Ha recuperato tutto il tempo perduto, diventando l'orgoglio della famiglia, e ora non ha più bisogno dell'aiuto di Prosper, che si sente una vergogna per loro. A differenza della sorella, lui non vince premi e concorsi, non batte record sportivi, non brilla in nessun campo, e non ha nemmeno degli amici, anzi, a scuola viene preso in giro e bullizzato. Ha una grande passione, ovvero l'arte, ma la tiene nascosta perchè in famiglia non viene considerata un'attività dignitosa. Prosper mi ha fatto veramente tenerezza. É un bravo ragazzo, ed è proprio questo il problema. La sua famiglia è ricca e potente e questo li fa sentire immortali, fa credere loro che ai Redding sia tutto dovuto e che gli altri debbano accorrere con uno schiocco di dita. Nonostante l'ambiente in cui è cresciuto Prosper è rimasto un ragazzo con i piedi ben ancorati a terra, per niente viziato o borioso, anche grazie all'influenza dei genitori, molto impegnati nel sociale, tra i pochi che in famiglia fanno qualcosa per gi altri. Il quadro che Prosper ci fa della sua famiglia non è esattamente lusinghiero. La nonna sembra una di quelle ricche matriarche bisbetiche che crescono i ragazzini a legnate, ed è anche il sindaco della città, tra parentesi, e zii e cugini sono sempre pronti a qualche battuta di cattivo gusto, per non dire che si salterebbero alla gola l'uno con l'altro per l'eredità. Prosper si sente davvero fuori posto tra loro. La scoperta dello spirito che alberga nel suo corpo lo sconvolge, e vorrei ben vedere, ma ad aiutarlo arrivano uno zio, pecora nera della famiglia, e sua figlia, Nell. 

I personaggi di questo libro sono ben costruiti e ben caratterizzati, a partire dall'antagonista, che mi è piaciuto un sacco e che è riuscito a mantenere la tensione alta fino alla fine. La dinamica del rapporto Prosper/Alastor è una delle cose che ho più apprezzato! É un cattivo bizzarro, che con il suo linguaggio aulico risulta spesso buffo, soprattutto quando si tratta di insulti coloriti. Ma proprio perchè spesso sembra che i due abbiano quasi raggiunto un intesa, finiamo per dimenticare quanto pericoloso lui sia, e ce ne ricordiamo bruscamente al primo tiro mancino. Non dobbiamo scordare che è uno spirito vendicativo e astuto, pronto a tutto per rovinare i Redding. Anche lo zio Barnabas e Nell mi sono piaciuti entrambi moltissimo, in particolare lei. Una ragazzina sveglia, appassionata e talentuosa, molto legata alla famiglia.  Devo annoverare anche loro tra i personaggi che più hanno saputo sorprendermi.

In quanto ad ambientazione, Alexandra Bracken ha conquistato il mio cuore. La narrazione si divide tra l'antica dimora di famiglia e la casa dello zio, che è anche una casa degli orrori aperta al pubblico. Ho un debole per le vecchie ville piene di misteri, passaggi segreti, sfarzose ma un po' sinistre, con i muri pieni di ritratti di antenati e vecchi candelabri. Stuzzicano moltissimo la mia immaginazione. Una famiglia come quella di Prosper non poteva che avere il suo quartier generale in un posto del genere. Pensare poi alla vecchia e sinistra nonna come padrona della tenuta, completa il quadro. La casa degli orrori ha un fascino altrettanto sinistro ma diverso. Di queste attrazioni si pensa subito che sia tutto finto e che non ci sia nulla di davvero magico, ma qui non è così. Ogni dettaglio è stato studiato con veri effetti speciali magici e mantenuto nel corso degli anni con grande amore e impegno, in particolare da Nell, che è legatissima alla casa. La magia la fa da padrona in questo libro, manifestandosi in molti aspetti. La magia delle streghe, la magia degli spiriti, incantesimi, libri magici, creature. Il mio preferito? La presenza di Rospo, un mutaforma che può assumere le sembianze che preferisce, ma di solito appare con l'aspetto di un tenero gattino nero dotato di ali da pipistrello. E come dico sempre, i gattini vincono.   

Il finale è aperto, sconvolgente e sorprendente. Mi ha lasciato a bocca aperta, bramosa del seguito. Ma purtroppo so già che dovrò aspettare, perchè non è uscito ancora nemmeno in inglese, ahimè. Ma la copertina è bellissima. Non vedo l'ora di averlo tra le mani! Un primo capitolo decisamente scoppiettante, per una serie che sono sicura ci riserverà un sacco di sorprese. La Bracken ha saputo creare un mondo in cui la fantasia entra in contatto con il mondo reale a piccoli passi, finendo poi per avvolgerlo, travolgendoci con una storia piena di incantesimi, creature magiche e tiri mancini diabolici.

½ Bellissimo!
 
"Venivamo da una famiglia di vincenti, di gente che stabilisce record, di primi in ogni ocsa, e non c'era giorno in cui nostra nonna non mi facesse notare che non ero uno di loro. Be', io, Prosperity Oceanus Redding, ero orgoglioso di essere stato il primo a stabilire il record dei pisolini in classe in un solo anno, guadagnandomi l'incredulità da parte di genitori ed insegnanti e ventiquattro viaggi dritti dal preside in prima media. L'unica ragione per cui non mi avevano cacciato dall'Accademia era che il mio bis-bis-bis-bisnonno l'aveva letteralmente costruita a mani nude. "

lunedì 22 ottobre 2018

RECENSIONE | Ogni stella lo stesso desiderio di Laura Bonalumi

Ogni stella lo stesso desiderio di Laura Bonalumi
Autoconclusivo
Il battello a vapore (2018) | 200 pagine | 13 euro

Le giornate a scuola scorrono serene e tranquille, quasi noiose. L'intera classe sembra assopita e Amelia passa il tempo a guardare fuori dalla finestra con aria sognante, ammirando l'arrivo dell'autunno. Finchè un giorno qualcosa sconvolge tutto: in classe arriva Guido, un nuovo ragazzo. Anche se sembra gentile ed amichevole, se ne sta sempre un po' in disparte, avvolto in un alone di mistero che si intensifica sempre di più a causa delle sue numerose e prolungate assenze. Amelia è incuriosita da lui. Nonostante lo conosca appena, sente che i loro sono spiriti affini. Inizia così a scrivergli, con una scusa qualsiasi, dando il via ad un'intensa corrispondenza che si trasforma in una bella amicizia. Con Guido, Amelia si sente se stessa, sente di poter parlare di tutto, di poter tirare fuori i suoi segreti, i suoi sogni, le sue paure. Lo stesso è per Guido, che le confida il suo più grande segreto, un segreto che gli toglie il fiato ma non la voglia di vivere...
Recensione 
Negli ultimi anni ha preso piede un sottogenere che è stato denominato sick-lit, di cui fanno parte libri come Colpa delle stelle di John Green, per citare uno dei più famosi. Si tratta di libri che vogliono avvicinare il pubblico, e i più giovani in particolare, ad argomenti delicati come la malattia e la morte, e mostrare realtà dure, difficili, ma che non possono essere ignorate. Un po' come la realtà di Guido, che ha diciassette anni, scrive poesie che non fa leggere a nessuno e ha passato tutta la vita dentro e fuori dall'ospedale a causa della fibrosi cistica. Di questa malattia so molto poco, lo ammetto. Ho letto qualcosa in merito recentemente proprio a causa di un libro, Five Feet Apart, che uscirà prossimamente in Italia, sia in libreria che al cinema, e racconta una storia un po' simile a quella di cui parla Laura Bonalumi. La fibrosi cistica è una malattia genetica a cui non esiste cura. Colpisce in particolare l'apparato respiratorio e quello digerente perchè l'alterazione genetica che interessa chi ne soffre porta alla produzione eccessiva di muco, che ostruisce i bronchi e il pancreas, portando ad infezioni e malfunzionamenti del sistema. Viene chiamata anche malattia invisibile, perchè non lascia danni evidenti e i suoi sintomi, per chi osserva dall'esterno, sono simili a quelli di semplici malanni stagionali. Chi soffre di questa malattia ha anche il sistema immunitario gravemente compromesso e deve fare attenzione ai contatti umani, perchè il minimo raffreddore potrebbe portare ad una gravissima infezione. L'aspettativa di vita è di 35/40 anni. La storia di Amelia e Guido, una storia vera, anche se romanzata, è la storia di tante altre persone nella stessa situazione.  

Anche se la seguo da tempo, questo per me è stato il primo libro di Laura Bonalumi, che è riuscita a colpirmi subito in positivo per la sua delicatezza e per la potenza del tema che ha deciso di trattare. La prima parte del romanzo è prevalentemente epistolare. Amelia e Guido si conoscono in classe, ma poi la malattia lo costringe ad un lungo periodo di assenza per motivi di salute non ben precisati, che contribuiscono ad accrescere il suo alone di mistero, spingendo Amelia a cercarlo incuriosita e un po' preoccupata. Attraverso email e chat vediamo nascere la loro amicizia, un rapporto dolce, fatto di sincerità, paure, sogni, che diventa sempre più intimo. Prima sono messaggi veloci, qualche riga qui e là sulla scuola, le interrogazioni, i compiti, ma piano piano le risposte si fanno sempre più frequenti, i messaggi più lunghi, gli argomenti più intimi. Nonostante si conoscano a malapena e dal vivo abbiano scambiato solo poche parole, dietro allo schermo i due si ritrovano a confidarsi tutto, scoprendo una sintonia unica e un legame che si fa sempre più forte. Lentamente, la malizia inizia a fare capolino nei loro discorsi e la necessità di incontrarsi si fa sempre più forte. Un primo appuntamento all'ospedale non è certo il sogno di ogni ragazza, ma nonostante il camice sterile che è stata obbligata ad indossare sul suo outfit accuratamente studiato per ore, Amelia quel giorno ha capito che tra loro era nato qualcosa di speciale. Lentamente, sono diventati indispensabili l'uno per l'altra. Mi ha fatto sorridere la potenza del loro amore, l'attaccamento, quasi ossessivo, le parole importanti, quasi esagerate, le poesie sdolcinate. Ma a quell'età è così. A diciassette anni l'amore è il più puro e il più forte, a quell'età siamo tutti convinti che nessuno al mondo abbia mai amato così tanto e che non finirà mai. Impulsivi, volubili, cocciuti, siamo stati tutti così all'inizio. Non c'è niente che possa mettersi in mezzo a due adolescenti innamorati che sognano un per sempre. 

La relazione tra Amelia e Guido viene ostacolata fin dall'inizio, non per cattiveria o sfiducia, ma per paura. Amare un ragazzo che potrebbe morire da un momento all'altro fa paura. Perchè significa non poter sognare un futuro insieme come fanno tutti, significa infiniti giorni in ospedale, cure, terapie, notti insonni, significa dover essere sempre costantemente allerta, rinunciare a tanto, privarsi di ogni avventura, allontanarsi ad ogni minimo malanno che per lui potrebbe essere fatale. Significa non potersi permettere di essere incoscienti o avventati, di fare qualche follia ogni tanto, di lanciarsi senza pensare. Ed è un bel peso per una ragazzina, un peso che nessun genitore, nessuna amica, vorrebbero vedere sulle spalle di chi ama. Ma Guido e Amelia affrontano tutto. I momenti brutti ci sono, non mancano i litigi, le incomprensioni, le urla, le lacrime, ma Amelia resta sempre al fianco di Guido, e lui, nonostante la malattia, dimostra una forza e un coraggio incredibili. Come si fa a non adorarli? Come si fa a non tifare per loro? Non riesco ad immaginare cosa possa significare vivere una situazione del genere.

La loro storia è dolceamara, ma piena di speranza. La Bonalumi è riuscita a scrivere un libro che, sebbene non brilli per originalità, trabocca però di tenerezza e parla della fibrosi cistica con delicatezza, con un protagonista che trasmette tanta voglia di vivere, ottimismo, positività. É stato un percorso lungo, difficile, ma Guido ha saputo trovare il lato bello della vita anche nella malattia ed è perfino riuscito a spuntare alcune voci della sua lista dei desideri. Soprattutto una. Innamorarsi.    

½ Non male

"La mia vita mi ha regalato una persona speciale che, stranamente, non si è mostrata a me in carne e ossa, perchè Lei è la mia carne. É le mie ossa. Come un'ospite indesiderata, si è presentata alla mia porta ed è entrata senza chiedere permesso. Si è intrufolata nella mia quotidianità e ne ha occupato ogni instante, ora, minuto. [...] Non è impresa facile dover sopportare qualcuno che non ci piace, qualcuno che non vorresti incontrare: conviverci tutti  giorni è quasi impossibile. Ma a me non è stata data scelta perchè Lei aveva già scelto, aveva scelto me, decidendo di abitarmi dentro. Io vivo e Lei vive con me.

lunedì 24 settembre 2018

RECENSIONE | Persi di vista di Yaёl Hassan e Rachel Hausfater

Persi di vista di Yaёl Hassan e Rachel Hausfater
Autoconclusivo
Il battello a vapore (2018) | 13 euro | 185 pagine
Libro fornito dalla casa editrice

Per una volta Sofiane è felice di restare in città durante le vacanze estive. Anche la sua ragazza Anne-Sophie non ha in previsione vacanze e lui spera di passare un sacco di tempo insieme a lei prima dell'inizio della scuola. I suoi piani però vengono bruscamente sconvolti. Non solo Anne-Sophie parte all'improvviso per una lunga vacanza in Spagna, ma fa promettere al ragazzo di occuparsi del lavoretto estivo che si era trovata: leggere a voce alta per un'anziana signora ipovedente. Il primo incontro con Régine, solitaria e facoltosa, non è dei migliori, ma poi lei prende in simpatia quel ragazzino intelligente a cui la vita non ha mai offerto molte possibilità. Giorno dopo giorno, Sofiane è sempre più impaziente di tornare dalla sua nuova amica e passa con lei molto tempo, scoprendo la magia dei libri e ampliando i suoi orizzonti. Se da un lato lei lo spinge a studiare e a scoprire il mondo, dall'altro lui la sprona a riprendere i contatti con la famiglia, da cui si è allontanata da tanto tempo...
 Recensione
Prima di iniziare a parlare di questo libro, vorrei spendere qualche parola per elogiare la bella iniziativa a cui ha aderito Il battello a vapore con questo titolo. Dovete sapere che Persi di vista è un libro ad 'alta leggibilità', cioè è stato curato a livello di impaginazione e di grafica per adattarsi al meglio alla lettura da parte di chi ha disturbi dell'apprendimento come dislessia o disgrafia. Nello specifico, utilizza un font che si chiama leggimi, che è stato studiato appositamente dalla Sinnos editrice da un team di neuropsichiatri, insegnanti e logopedisti e oggi viene usato in questo genere di pubblicazioni. In più ci sono tutta una serie di accorgimenti, come interlinea e spaziatura più ampie, parole che non vengono mai divise per andare a capo, testo sempre allineato a sinistra e illustrazioni che non interrompono il testo, per permettere a chi ha questo genere di problemi di leggere con qualche difficoltà in meno. Penso che sia una grande iniziativa e spero che anche altre case editrici, soprattutto quelle che si occupano di ragazzi, seguano l'esempio di Il battello a vapore per aiutare i lettori affetti da questi disturbi.

Persi di vista racconta una storia molto delicata, quella dell'amicizia tra Sofiane, un ragazzino provenienti dai quartieri popolari, e Régine, un'anziana signora ipovedente. Due sconosciuti che si ritrovano, completamente per caso, uno sulla strada dell'altra, finendo per diventare inseparabili, sviluppando un rapporto che assomiglia tanto a quello tra una nonna e un nipote, che va a colmare un vuoto nelle rispettive vite. La loro amicizia non inizia proprio sotto una buona stella. A Sofiane non va per niente di passare tutta l'estate con una vecchia signora, per di più a leggere noiosi tomi polverosi. E poi lei parla complicato, usa parole che lui non ha mai nemmeno sentito e sembra giudicarlo ad ogni passo. E se qualche suo amico dovesse scoprirlo? Régine dal canto suo è decisamente indispettita quando alla sua porta si presenta un ragazzino dall'aria annoiata invece della deliziosa e studiosa ragazza con cui aveva preso accordi. E poi in fondo cosa ne capisce lei di giovani? Sempre concentrati sui loro cellulari e così poco consapevoli di tutte meraviglie che li circondano. Dopo un inizio tumultuoso però tra i due scatta una certa sintonia. Sofiane scopre che la vecchia signora non è così male, che leggere gli piace e che lei ha un sacco di storie da raccontargli e di cose da insegnargli. E poi lei gli sembra così sola. Allo stesso modo, Régine inizia ad aprirsi al mondo, uscendo dal guscio di solitudine in cui si era rinchiusa con l'arrivo della vecchiaia e della malattia. Sofiane riaccende in lei il desiderio di essere migliore, e lo stesso fa Régine con lui. Il rapporto bellissimo tra questi due scalda il cuore.

Quante volte sentiamo qualche vecchietto brontolare che i giovani d'oggi non capiscono niente? E quante altre succede l'esatto contrario? Ma sono solo punti di vista diversi. La verità è che abbiamo solo da imparare gli uni dagli altri. E questo è esattamente quello che succede a Sofiane e Régine. Due anime solitarie che si sono trovate, dandosi sollievo a vicenda. Da una parte un ragazzo proveniente da una famiglia a pezzi, genitori assenti, nessun affetto, nessun aiuto, dall'altra una donna anziana che ha lasciato che l'amore della sua famiglia le scivolasse via dalle mani, rifugiandosi tra i libri, l'arte e la carriera. Il loro incontro è voluto dal destino e li porta a fare una cosa che finora non avevano mai avuto il coraggio di fare: vivere davvero. Smettere di lasciare che la vita scorra loro davanti. Smettere di sperare che andrà meglio senza fare nulla. Smettere di crogiolarsi nella solitudine e ritrovare l'affetto e l'amore che manca loro da tanto tempo. Dovevano incontrarsi. Vedere negli occhi dell'altro la stessa solitudine e tristezza è stato ciò che ha fatto scattare il cambiamento, che ha dato ad entrambi la forza.   

La narrazione prosegue con un alternarsi di punti di vista molto fitto. Sofiane e Régine raccontano la loro storia con capitoli brevi che danno l'idea di una lunga discussione tra i due. Iniziano parlando di libri e si ritrovano ad esaminare le loro vite e a riflettere sulle loro scelte passate e future. Breve, si legge in un soffio e ti lascia la sensazione di avere appena avuto una bella conversazione con due amici. Delicato, affronta moltissimi temi in modo sensibile ed intelligente. É un libro per ragazzi che può dare spunti interessanti anche agli adulti, che spinge due diverse generazioni a mettersi a confronto.  


½ Non male

"Quel libro, mi consola un po'. Proprio me, a cui non è mai piaciuto nessun libro. Ma quello non è un libro... è un amico. Un po' come la signora Wiener. Non proprio, non un'amica, non esageriamo! Dopo tutto è solo un'anziana signora un po' stramba che mi paga perchè la aiuti a ingannare il tempo. In ogni caso, stranamente, mi manca un po'. Anche se me ne vado in giro con gli amici, vado a fare il bagno, gioco a calcio, guardo la tele, i miei pensieri tornano a lei."

mercoledì 19 settembre 2018

RECENSIONE | La guerra dei like di Alessia Cruciani

La guerra dei like di Alessia Cruciani
Autoconclusivo
Il battello a vapore (2018) | 240 pagine | 15 euro 

Cristiana è un'ottima cuoca, un'aspirante ballerina ed è sempre carina e gentile con tutti. La sua unica colpa? Avere attirato le simpatie del ragazzo sbagliato. Ci penserà la Divina Faina, la ragazza più popolare della scuola, a farle capire che deve stare al suo posto. Lei e le sue tirapiedi le renderanno la vita un inferno con ricatti ed umiliazioni di ogni tipo. Neanche Ruggero se la passa molto bene. É finito nel mirino di alcuni bulli, compagni di classe che lo prendono in giro senza pietà. Magrolino, basso, studioso ed intelligente, Ruggero è la vittima perfetta per i loro scherzi. La scuola può diventare un incubo se si finisce tra le grinfie di un bullo. Ogni giorno la paura di varcare la soglia di quel luogo che dovrebbe dare intanto, e invece porta via ogni speranza. Ogni notifica il terrore di scoprire quale sarà la prossima punizione. E quel senso d'impotenza, di avere le mani legate e non poter fare nulla, nel timore di peggiorare solo le cose. Per affrontare i bulli ci vuole coraggio. E anche per chiedere aiuto.

 Recensione
Il bullismo è da sempre uno di quegli argomenti su cui si cerca di sensibilizzare gli adolescenti affinchè non diventino mai nè vittime nè carnefici. Negli ultimi anni purtroppo la situazione è drasticamente peggiorata e il fenomeno si è ingrandito e si è evoluto in quello che oggi chiamiamo cyberbullismo, il bullismo virtuale, quello fatto attraverso i social, gli sms, le chat, le fotografie. Gli adolescenti con il tempo hanno avuto un accesso sempre maggiore alla tecnologia e questo sicuramente ha contribuito alla degenerazione del problema. Se penso a quando andavo alle medie, il peggio che i bulletti della mia classe potessero fare era prendermi in giro per gli occhiali e l'apparecchio, rubarmi i quaderni, deridere i miei vestiti. Ad avere il cellulare erano in pochi, i social network non esistevano e la maggior parte di noi non aveva neppure accesso a internet. E per me era già una tragedia così. Ora i social, internet, i cellulare sono diventati parte integrante della nostra società e sembra sia impossibile farne a meno fin dalla più tenera età. Questo significa che se da un lato i ragazzi hanno un mondo di possibilità in più per scoprire cose nuove, coltivare passioni e interessi, stringere amicizie e tanto altro, hanno anche un mondo di possibilità in più per ferirsi a vicenda, e in un modo molto più sconvolgente di quanto abbia mai sperimentato io. La guerra dei like presenta uno spaccato sulla situazione degli adolescenti di oggi, che troppo spesso subiscono in silenzio, e cerca di sensibilizzarli e allo stesso tempo trasmettere un messaggio positivo.

Le storie raccontate sono due, quella di Cristiana e quella di Ruggero. Lei è bella e gentile con tutti, la classica brava ragazza della porta accanto che ama fare dolci e ballare. Il tipo di ragazza che non ti aspetteresti mai di vedere bullizzata. E invece lei, così dolce e carina, ha attirato le attenzioni del ragazzo che piace ad una sua compagna di classe, che di vederselo portare via non ne vuole sapere. La Divina Faina, così la chiama il narratore, inizia così una vera campagna di denigrazione verso la povera Cristiana, appoggiata dalle sue perfide amiche. Le affibbia un soprannome, la prende in giro per il suo fisico, crea una chat in cui tutte le compagne la insultano, e soprattutto la minaccia di far girare una sua foto a seno scoperto, che le ha scattato di nascosto negli spogliatoi, se non farà tutto quello che lei le ordinerà. Tutto per un ragazzo. Ruggero invece è un ragazzino sveglio ed intelligente, che viene preso di mira dai compagni per il suo fisico gracile e per i suoi voti alti. Lo trasformano nello iettatore della scuola, affibbiandogli il soprannome 'Ruggero Gatto Nero' e accompagnano ogni suo passaggio con miagolii e risate. E questa è solo la punta dell'iceberg. Gli rubano lo zaino per buttarlo sotto la prima auto di passaggio, hackerano i suoi social per farlo litigare con gli altri compagni e lo tormentano senza tregua. Due situazioni che hanno molto in comune ma che prendono strade diverse, proprio per mostrare due quadri possibili, due reazioni tipo degli adolescenti messi di fronte al demone del bullismo. Ruggero reagisce. Parla con i genitori, denuncia i suoi aguzzini, trova il coraggio di alzare la testa. Cristiana invece no. Inizia a mangiare sempre meno tormentata dai commenti sul suo peso, si chiude in se stessa, subisce senza riuscire a trovare la forza di parlare di ciò che sta subendo, senza avere il coraggio di chiedere aiuto. Perchè ormai si è convinta che ad essere sbagliata è proprio lei.

Interessante l'idea di collaborare con un famoso youtuber, Daniele Doesn't Matter, per avvicinare una fetta più ampia di pubblico alla lettura di questo libro. Lo youtuber in questione gestisce il suo canale da un milione di iscritti da dieci anni e da lì è arrivato a condurre programmi in tv e in radio e a pubblicare ben due libri con Mondadori. Onestamente, non capirò mai il fenomeno youtuber. Ė iniziato che ormai io avevo superato l'adolescenza e per quanto segua youtuber di vario genere, non li ho mai visti come figure 'celebri'. Per gli adolescenti invece sono dei veri e propri idoli, divorano i loro video, comprano i libri, corrono ai firmacopie. Va oltre la mia comprensione. Resta il fatto però che gli youtuber hanno questo misterioso e magico potere di far comprare ai ragazzini i libri. E per una volta è per una buona causa. Rendere Daniele parte di questa storia è stata sicuramente una buona trovata marketing ma se serve a far arrivare ai ragazzi questo genere di messaggi per una volta chiuderò un occhio.

Per quanto l'intento di questo libro sia sicuramente importante e positivo e le storie di Cristiana e Ruggero presentino uno spaccato realistico e terribile di ciò che gli adolescenti oggi si ritrovano spesso a subire, trovo però che avrebbe potuto essere migliore sotto molti aspetti e per questo non sono riuscita davvero ad apprezzarlo a pieno. La storia di Ruggero e Cristiana tiene incollato alle pagine il lettore, che è sinceramente incuriosito di scoprire cosa succederà loro, ma la narrazione, ricca di dialoghi, incespica per via di alcune scelte che a mio parere rallentano la lettura. Ad infastidirmi sono state l'espediente di far parlare il narratore con i personaggi stessi, usando una seconda persona che ha reso la lettura confusa, dato il frequente cambio d'interlocutore, e l'uso al posto dei nomi propri di bizzarri soprannomi che invece di dar maggior carattere ai personaggi hanno finito per appiattirli rendendoli interscambiabili. I personaggi del libro sono sicuramente uno dei punti deboli della storia. Mi sarebbe piaciuto che fossero un po' più originali e ben strutturati, invece cadono tutti in banali clichè. Libri come questo dovrebbero spingersi oltre, fare un lavoro a tutto tondo, e invece cadiamo sempre nei soliti luoghi comuni: le femmine amano lo shopping e il balletto, i maschi il calcio e i videogiochi. Anche il solito luogo comune del bulletto che si comporta male perchè trattano male a sua volta mi ha fatto storcere un po' il naso. L'autrice non ha osato abbastanza. Fa il suo lavoro, trasmette il messaggio che vuole trasmettere, ma non brilla. 

Il pregio maggiore del libro è che riesce a dipingere un quadro terribilmente realistico, senza addolcire la situazione, riuscendo a raggiungere con le sue parole sia le vittime che i carnefici. E soprattutto, riesce a trasmettere un messaggio importante e positivo che può essere di conforto per tanti ragazzi alle prese con questi problemi. Se qualcuno vi tormenta non dovete vergognarvi, non c'è niente che non va in voi. Non siete voi il problema, ma chi usa la violenza e le minacce per sentirsi importante e migliore di voi. Chiedete aiuto. Parlate. Tutto può essere risolto. Purtroppo quello di oggi è un mondo difficile per certi aspetti. Abbiamo comodità e possibilità che i nostri genitori e i nostri nonni alla nostra età potevano solo sognarsi, ma insieme ad essi sono arrivati anche tanti problemi in più, problemi come il bullismo, di cui spesso gli adulti non capiscono l'entità. Perchè è vero che il bullismo è sempre esistito, che in ogni classe non è mai mancato il ragazzino prepotente che ti rubava la merendina o ti sbatteva contro il muro, ma ora con l'avvento di internet la situazione è degenerata a livelli tali che un adulto non può neanche immaginare cosa i più giovani si possano trovare ad affrontare ogni mattina quando escono di casa con lo zainetto in spalla. Spero che chi abbia letto questo libro abbia trovato conforto e coraggio. Non siete soli ragazzi!  

Non male

"Scoprire che nessuno segue più i tuoi movimenti online ti causa crampi, mal di testa e ti irrigidisce i muscoli. Una sofferenza totale. In queste condizioni fisiche e mentali, diventi un severissimo giudice di te stessa ed emetti una sentenza crudele che ti potrebbe condannare all’infelicità: «Sono io quella sbagliata, sono io quella che non piace a nessuno, è colpa mia se mi insultano, non sono in grado di vivere come le mie coetanee, ho perso le amicizie sognando stupidamente di fare la ballerina.» Purtroppo non riesci più a riemergere da quel mare silenzioso."