venerdì 5 maggio 2017

Chi ben comincia #28: The Love That Split the World di Emily Henry

Ciao a tutti! In questo inizio maggio pazzerello mi sto preparando ad assaltare un altro festival letterario, Rovigoracconta, dove mi troverete domani e domenica, se qualcuno dovesse passare. Ci sono un sacco di incontri interessanti a cui voglio partecipare! *w* Ovviamente poi vi racconterò tutto! Speriamo solo che il tempo regga! A parte questo, oggi vi parlo di uno dei libri più interessanti in uscita da noi in questo periodo! The Love That Split the World era da un bel po' di tempo nella mia wishist, dove era finito soprattutto per la bellissima copertina, e sono stata felicissima di sapere che sarebbe arrivato anche qui. Sono rimasta però molto delusa quando ho visto copertina e titolo italiani, che sono molto scialbi purtroppo. Ma non fatevi ingannare! A vederlo sembra il solito romance, ma è molto più di questo! Viaggi nel tempo, realtà alternative, universi paralleli, il tutto mixato con il folklore e la tradizione dei nativi americani. E' davvero un libro promettente!. Vi lascio all'incipit, che personalmente mi ha incuriosito moltissimo! :) 

The Love That Split the World di Emily Henry 
Autoconclusivo 
Esce in Italia l'11 maggio con Newton Compton

L'ultima estate di Natalie nella sua città natale, un paesino sperduto nel Kentucky, inizia in modo magico... ma poi comincia a vedere ''cose sbagliate''. All'inizio sono solo visioni fugaci—la porta rossa invece del solito verde, un asilo che spunta dove dovrebbe esserci il negozio di fiori. Ma quando la sua intera città sparisce per ore, lasciando il posto ad ondeggianti colline e bufali al pascolo, Nat capisce che c'è qualcosa che non va. E' in quel momento che riceve la visita della gentile ma misteriosa apparizione che lei chiama 'Nonna' che le dice : ''Hai tre mesi per salvarlo.'' La notte dopo, sotto le luci del campo da football , conosce un bellissimo ragazzo di nome Beau, ed è come se il tempo si fermasse e non esistesse nient'altro. Niente tranne Natalie e Beau.


La notte prima del mio ultimo giorno di scuola ufficiale, lei è tornata. L'ho sentita nella mia stanza prima ancora di aprire gli occhi. É sempre stato così.
“Svegliati, Natalie,” bisbiglia, ma sa che sono sveglia—mi bastava una mosca in corridoio per svegliarmi—proprio come sa che lo sbavoso San Bernardo che russa ai piedi del mio letto, il cane da guardia che mamma e papà avevano preso per aiutarmi a dormire meglio, avrebbe continuato a sbavare e russare per tutta la nostra conversazione.
Apro gli occhi nell'oscurità, sposto le coperte, e mi siedo. I grilli friniscono, e la luce della luna verdeazzurra fuori dalla mia finestra brilla attraverso il fogliame fino sul mio tappeto.
Eccola, seduta sulla sedia a dondolo in un angolo, come ogni volta in cui è venuta a trovarmi da quando ero piccola. I suoi lineamenti antichi sono avvolti nella notte, i suoi spessi capelli nero grigi sciolti lungo le spalle. Indossa gli stessi vestiti color cenere di sempre, e nonostante siano passati quasi tre anni, non sembra più vecchia dell'ultima volta che l'ho vista, o perfino della prima volta in cui l'ho incontrata. Semmai potrebbe sembrare perfino un po' più giovane. Probabilmente è perchè sono più grande ora, e in genere meno terrificata dalle rughe e dalle macchie d'età di quanto fossi prima.
Immagino di urlare, premere l'interruttore della abat-jour, fare una qualsiasi cosa tra quelle che i miei diciotto anni mi abbiano insegnato li avrebbe fatti sparire, solo per darle una lezione per avermi lasciata così a lungo, per favermi fatto pensare che finalmente se n'era andata.
Ma nonostante il rancore, non voglio che svanisca, quindi rimango ferma.
“Carino da parte tua fare un salto,” sussurro. Le parole mi fanno male alle gola, che ancora non si è svegliata. Anche la vista si sta ancora assestando, mettendo insieme i dettagli rugosi del suo viso, le linee d'espressione intorno alla sua bocca, e le delicate zampe di gallina agli angoli dei suoi occhi scuri. “Dove sei stata?”
“Sono stata proprio qui,” dice. E' una delle sue tipiche risposte criptiche.
“Sono passati quasi tre anni.”
“Non per me.”
Ancora—per la millesima volta—esamino il suo scialle lacero e il vestito logoro che cade sul suo corpo ossuto.. “No,” dico, “tu sei fuori dal tempo, vero?”
La sua spalla destra si alza indifferente “Lo dici tu, non io. Sono venuti altri a trovarti?”
Mi stropiccio i palmi delle mani contro gli occhi, tergiversando. Mi vergogno ad ammettere che nessun'altro è venuto e che so perfettamente perchè. Anche se voglio essere arrabbiata con lei per avermi abbandonato, è colpa mia se non l'ho vista per tre anni. Ho causato la sua sparizione. Ma non importa che io lo ammetta o no—lei sa tutto comunque. Come a sottolinearlo, dice, “Credo che Gus abbia scoreggiato.”
Mi chino sopra il letto e guardo il cane peloso. La sua lingua penzola mentre dorme, e il suo naso perennemente sporco sta annusando indaffarato. Una delle sue zampe posteriori inizia a calciare in risposta ad un sogno, e il terribile odore a cui doveva riferirsi lei mi colpisce. Mi copro il naso con l'avambraccio. “Ugh, Gus. Sei un mostro. Ti voglio bene ma sei disgustoso.”
Aspetto che la puzza si affievolisca prima di rispondere alla domanda.  “Non ci sono stati altri. Se ne sono andati tutti. La dottoressa Langdon pensava che la terapia EMDR avesse funzionato. Ha detto che era per quello che avevi smesso di venire. Qualsiasi trauma avessi, sembrava essere stato risolto. Sono una ragazza fortunata. O lo ero fino a cinque secondi fa.”
EMDR: eye movement desensitization and reprocessing. E' un tipo di psicoterapia usata per trattare gli effetti di disordini post-traumatici da stress e, nel mio caso, per bloccare la donna di fronte a me e tutti gli altri che sono apparsi accanto al mio letto nel corso degli anni.
Appare pensierosa per qualche istante. “Sai, un momento fa—un momento per me, ma tre anni per te—ti ho detto qualcosa sulla dottoressa Langdon. L'hai detto a qualcuno?”
Continuo a fissarla intensamente.
“Ti ricordi cosa ti ho detto, Natalie?” insiste.
Annuisco. “Mi hai detto che sarebbe morta in un incendio.”
“E?”
“É ancora viva,” la informo. “Mi ha anche suggerito di provare l'Ativan, anche se ovviamente la mamma non ha approvato. A quanto pare è normale essere stressati durante l'adolescenza .”
Dio—il nomignolo che le avevo dato anni fa, nonostante lei abbia sempre insistito che la chiamassi Nonna—ride e abbassa lo sguardo sulle sue mani segnate dal tempo, incrociate sul grembo. “Ragazza mia, non hai idea quanto.”
“Hai mai avuto la mia età?” chiedo.
Le sue folte sopraciglia si inarcano sopra gli occhi scuri. “Sì,” rispose sottovoce.
“Ed è stato stressante?”
Stringe appena le labbra sulla bocca chiusa. “Quando avevo la tua età, non sapevo niente. Niente di me stessa, niente dell'universo o del dolore. Ricordo che ero terrorizzata all'idea di crescere, avevo paura di perdere i miei amici, ero sicura che sarei impazzita. La vita mi sembrava un frullatore che voleva mangiarmi. Ma le cose che mi sono successe quando ero giusto un po' più grande di quanto tu sia ora hanno fatto sembrare il frullatore un bel bagno rilassante.”
Abbasso gli occhi sullo strappo sul mio piumone. Mamma ha fatto questa coperta partendo da un modello mentre la mia madre naturale era incinta di me. Doveva appartenere ad un altro bambino, un'adozione che non è andata a buon fine. Invece, è diventata mia, quando io sono diventata dei miei genitori. “Mi sei mancata,” dico a Nonna.
“Anche tu mi sei mancata.”
“Pensavo avessi detto che è stato solo un minuto per te.”
“Lo è stato.”

1 commento:

  1. Questo libro lo voglio troppo leggere! Mi incuriosisce tantissimo e l'incipit non ha fatto altro che farmi venire ancora più voglia di averlo, ma lo comprerò in lingua.
    Come si fa a cambiare quella bellissima cover? ç_ç

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