domenica 13 dicembre 2015

Cover Reveal #15: The Hidden Oracle di Rick Riordan + estratto tradotto

Ciao a tutti! Porto liete novelle in questa domenica: non solo ho la copertina del nuovo libro di Rick Riordan, il primo della nuova serie ambientata nel mondo di Percy Jackson (inserire gridolini fangirleggianti qui), ma anche un estratto in anteprima che ho tradotto con tanto amore per voi! *w* Questo libro è sicuramente uno di quelli che attendo di più per il 2016, non vedo l'ora! Maggio, arriva in fretta! ** Sapevo che Riordan non aveva ancora finito con Percy lol Chi attende questo libro quanto me? :)

Titolo: The Hidden Oracle (The Trials of Apollo #1)
Autore: Rick Riordan 
Editore: Disney-Hyperion
Pagine: 320   
Uscita: 3 Maggio 2016
 
Trama: Come punisci un immortale? Rendendolo umano.
Dopo aver fatto arrabbiare suo padre Zeus, il dio Apollo è cacciato giù dall'Olimpo. Solo e disorientato, arriva a New York come un normale adolescente. Ora, senza poteri, la divinità di quattromila anni deve imparare a sopravivere nel mondo moderno fino a che non riuscirà a trovare un modo di riguadagnare il favore di Zeus. Ma Apollo ha molti nemici - dei, mostri e mortali a cui piacerebbe vedere l'ex dio distrutto definitivamente. Apollo ha bisogno di aiuto, e sa pensare ad un solo posto dove andare..  un enclave di moderni semidei chiamato Campo Mezzosangue..



Ed ora l'estratto, dal capitolo tre di The Hidden Oracle. Versione originale postata da USA Today. Apollo, il narratore, e la sua compagna Meg sono a Manhattan, alla ricerca dell'appartamento di Percy Jackson. Hanno bisogno del suo aiuto per raggiungere il Campo Mezzosangue.

Svoltammo a est sull'Ottava Strada.
Nel tempo che impiegammo a raggiungere la Seconda Strada, il quartiere iniziò a sembrare familiare — filari di bassi condomini, cadenti negozi di informatica, minimarket, e ristoranti indiani. Sapevo che Percy Jackson viveva lì da qualche parte, ma i miei viaggi attraverso il cielo con la carrozza del sole mi avevano lasciato un orientamento tipo Google Earth. Non ero abituato a viaggiare via strada.
In più, in questa forma mortale, la mia impeccabile memoria era diventata.. non così impeccabile. Le paure e i bisogni mortali offuscavano i miei pensieri. Volevo mangiare. Volevo usare il bagno. Il mio corpo era dolorante. I miei vestiti puzzavano. Mi sentivo come se il mio cervello fosse stato farcito di cotone bagnato. Onestamente, come fate voi umani a sopportarlo?
Dopo un altro paio di isolati, un misto di nevischio e pioggia iniziò a cadere. Meg cercò di prendere le gocce con la lingua, che pensai fosse un modo davvero inefficace di bere acqua sporca. Rabbrividii e mi concentrai su pensieri felici: le Bahamas, le Nove Muse in perfetta armonia, le molte orribili punizioni che avrei infflitto a Cade e Mikey quando sarei diventato un dio di nuovo.
Mi interrogavo ancora sul loro capo, e su come avesse saputo dove sarei caduto sulla Terra. Nessun mortale avrebbe potuto saperlo. In realtà, più ci pensavo, più non capivo come perfino un dio (tranne me) avrebbe potuto prevedere il futuro così accuratamente. Dopotutto, io ero stato il dio delle profezie, il maestro dell'Oracolo di Delfi,  distributore delle migliori profezie per millenni.
Certo, i nemici non mi mancavano. Una delle naturali conseguenze di essere così splendido è che attiravo invidia da ogni dove. Ma potevo pensare solo ad un avversario che potesse essere capace di predire il futuro. E se lui fosse venuto a cercarmi ora in queste condizioni..
Scacciai il pensiero. Avevo già abbastanza di cui preoccuparmi. Non aveva senso spaventarmi a morte con le supposizioni.
Iniziammo a cercare nelle vie laterali, controllando i nomi sulle cassette della posta e i citofoni. L'Upper East Side aveva un sorprendente numero di Jacksons. Lo trovavo irritante.
Dopo molti tentativi falliti, girammo l'angolo e lì — parcheggiata sotto un mirto crespo — c'era una vecchia Prius blu. Il suo cofano portavano le inconfondibili ammaccature di zoccoli di Pegaso. (Come ne ero sicuro? Li conosco. E i cavalli normali non galoppano sopra le Toyota. I Pegaso spesso sì.)
“Aha,” dissi a Meg. “Ci stiamo avvicinando.”
Mezzo isolato più in giù, riconobbi l'edificio: una casa a schiera di mattoni a cinque piani con un condizionatore arruginito allentato alla finestra. “Voilà!” gridai.
Sulla porta d'ingresso, Meg si fermò come se avesse sbattuto contro una barriera invisibile. Guardò indietro verso la Seconda Strada, gli occhi scuri in tumulto.
“Cosa c'è che non va?” chiesi.
“Pensavo di averli visti ancora.”
“Loro?” Seguii il suo sguardo ma non vidi nulla di strano. “I teppisti del vicolo?”
“No. Un paio di..” scosse le dita. “Sagome scintillanti. Le avevo viste anche a Park Avenue.”
Il mio battito aumentò da un andante a un vivace allegretto. “Sagome scintillanti? Perchè non hai detto niente?”
Lei si sistemò gli occhiali. “Ho visto un sacco di roba strana. Te l'ho detto. La maggior parte non mi da fastidio, ma..”
“Ma se ci stanno seguendo,” dissi, “potrebbe essere un male.”
Controllai la strada di nuovo. Non vidi niente di strano, ma non dubitai che Meg avesse visto delle sagome scintillanti. Molti spiriti potevano apparire in quel modo. Il mio stesso padre, Zeus, una volta prese quella forma per corteggiare una donna mortale. (Non ho idea di come le donne mortali possano trovare questo attraente.)
“Dovremmo entrare,” dissi. “Percy Jackson ci aiuterà.”
Meg si bloccò di nuovo. Non aveva mostrato paura mentre bersagliavamo con l'immondizia dei teppisti in un vicolo cieco, ma ora sembrava avere un ripensamento sul suonare un campanello. Mi venne in mente che potesse aver già incontrato dei semidei. Forse quegli incontri non erano andati bene.
“Meg,” dissi, “So che alcuni semidei non sono buoni. Potrei raccontarti storie di tutti quelli che ho dovuto uccidere o trasformare in spezie — ”
“Spezie?”
“Ma Percy Jackson è sempre stato affidabile. Non hai niente da temere. Gli ho insegnato tutto quello che sa.”
Lei aggrottò la fronte. “Davvero?”
Trovai la sua innocenza in qualche modo affascinante. Così tante cose ovvie che non sapeva. “Certo. Ora saliamo.”
Suonai il campanello. Alcuni momenti dopo, la voce di una donna rispose, “Sì?”
“Salve,” dissi. “Sono Apollo.”
Interferenze.
“Il dio Apollo,” dissi, pensando che forse avrei dovuto essere più specifico. “Percy è a casa?”
Ancora interferenze, seguite da due voci. La porta d'ingresso ronzò. La spinsi aprendola. Un attimo prima di entrare, catturai un movimento con la coda dell'occhio. Scrutai lungo il marciapiede, ma senza vedere nulla.
Forse era stato un riflesso. O un turbinio di nevischio. O forse una sagoma scintillante. Il mio cuoio capelluto formicolava con apprensione.
“Cosa?” chiese Meg.
“Probabilmente niente.” Mi costrinsi ad assumere un tono allegro. Non volevo che Meg se la desse a gambe quando eravamo così vicini a raggiungere la sicurezza. Eravamo legati ora. Avrei dovuto seguirla se me lo avesse ordinato, e non sognavo di vivere con lei nei vicoli per sempre. “Saliamo. Non possiamo far aspettare i nostri padroni di casa.”
Dopo tutto quello che avevo fatto per Percy Jackson, mi aspettavo fosse rallegrato dal mio arrivo. Un benvenuto in lacrime, qualche offerta bruciata, e una piccola festa in mio onore non mi sarebbero dispiaciuti.
Invece, il giovane uomo aprì la porta di colpo e disse, “Perchè?”
Come sempre, rimasi stupito dalla sua somiglianza con suo padre, Poseidone. Aveva gli stessi occhi verde acqua, gli stessi capelli scuri scompigliati, gli stessi affascinanti tratti che possono passare dal buon umore alla rabbia così facilmente. Tuttavia, Percy Jackson non aveva una predilizione per lo stile del padre, fatto di pantaloncini da spiaggia e magliette hawaiane. Indossava jeans stracciati e una felpa blu con le parole AHS Squadra di nuoto cucita davanti.
Meg indietreggiò, nascondendosi dietro di me.
Tentai con un sorriso. “Percy Jackson, le mie benedizioni sono su di te! Ho bisogno del tuo aiuto.”
Gli occhi di Percy guizzarono da me a Meg. “Chi è la tua amica?”
“Lei è Meg McCaffrey,” dissi, “una semidea che deve essere portata al Campo Mezzosangue. Mi ha salvato da teppisti di strada.”
“Salvato..” Percy esaminò il mio viso martoriato. “Intendi che il look da ‘ragazzo malandato' non è solo un travestimento? Amico, che ti è successo?”
“Mi pare di aver menzionato i teppisti.”
“Ma tu sei un dio.”
“Ecco.. io ero un dio.”
Percy sbattè le palpebre. “Ero?”
“Inoltre,” dissi, “Sono piuttosto certo che siamo seguiti da spiriti maligni.”
Se non avessi saputo quanto Percy Jackson mi adorasse, avrei potuto giurare che fosse sul punto di colpirmi sul mio, già rotto, naso.
Sospirò. “Forse voi due dovreste entrare.”

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