martedì 28 aprile 2020

RECENSIONE | Warcross di Marie Lu

Warcross di Marie Lu
Warcross #1
Piemme (2018) | 324 pagine | 18 euro

Emika è una giovane hacker che per sbarcare il lunario lavora come cacciatrice di taglie: rintraccia i giocatori che scommettono illegalmente su Warcross e li consegna alla giustizia in cambio di una ricompensa. Si diletta anche nell'hackerare il sistema del gioco, rubacchiando artefatti e oggetti rari da rivendere ai giocatori. É molto brava, così in un momento di disperazione, decide di tentare una follia: fare un colpo durante la serata di apertura del campionato internazionale di Warcross. Purtroppo però qualcosa va storto: tutti la vedono, tutti sanno che è riuscita ad hackerare il sistema più sicuro al mondo. Ma invece di un mandato di arresto, le arriva una chiamata da parte di Hideo Tanaka in persona, il creatore del gioco. Il giovane miliardario ha una proposta per lei: gli serve una talpa all'interno del gioco, qualcuno che lo aiuti a capire da cosa dipendono i problemi di sicurezza del sistema, senza che nessun'altro sappia niente. Impossibile dire di no. Emika si troverà così in un mondo tutto nuovo, pieno di fascino e di misteri...
Recensione
Da anni i libri di Marie Lu riempiono la mia wishlist, ma devo ammettere che finora di suo avevo letto solo il primo capitolo di Legend, un sacco di tempo fa. Serie che devo recuperare tra l'altro, visto che recentemente in america è uscito a distanza di parecchi anni anche un quarto libro, Rebel. Warcross però era quello che mi ispirava di più in assoluto, un po' per la sua bella copertina (e se togliete la sovra copertina, sotto è super colorato!) e un po' perchè appartiene ad un filone che mi piace tanto, e dopo averlo letto ho avuto la conferma che devo assolutamente recuperare un po' tutta la bibliografia di questa autrice, perché potrei perdermi qualche altra perla. É stata decisamente una delle letture più belle di quest'ultimo periodo, un'avventura adrenalinica ed emozionante che mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine.

Warcross è il primo capitolo di una duologia sci-fi che segue il filone realtà virtuale/videogames che in questi anni ha visto parecchi titoli avvicendarsi nelle librerie e al cinema, come Nerve, Ready Player One, Otherworld. Un genere che mi piace un sacco, con tecnologie futuristiche che lasciano a bocca aperta e mondi incredibili da esplorare senza limitazioni. La protagonista di questa storia, Emika, è una giovane hacker/cacciatrice di taglie che per problemi familiari ed economici ha dovuto abbandonare la scuola e trovare un modo di cavarsela per conto suo. É orfana e seppellita nei debiti, per cui cerca di cavarsela come può. É una ragazza forte e determinata, che non si fa scoraggiare dalle avversità della vita. Le circostanze l'hanno vista costretta a crescere in fretta per prendersi cura del padre malato, e si è persa quella fase in cui sei giovane e spensierata, ha dovuto scendere molto presto a patti con la realtà. Emika mi è piaciuta molto. Un po' cinica, molto realistica, nel corso degli anni ha eretto un muro intorno a sè, ma ancora disposta a dare una possibilità alla vita, all'amicizia, all'amore.

Nel suo mondo futuristico tutti sono ossessionati da Warcross, un gioco online che viene giocato in prima persona grazie ad uno speciale visore. Il suo giovanissimo inventore, Hideo Tanaka, grazie ad esso è diventato miliardario. Perché tutti ci giocano, proprio tutti. Dai ricchi ed esperti giocatori professionisti, attrezzati con la tecnologia più moderna, ai ragazzini come lei, con un visore vecchio e malandato. É qualcosa di veramente enorme. Un giro d'affari gigantesco, di cui tutti vorrebbero intascarsi almeno una fetta. Io resto sempre affascinata da queste realtà virtuali così all'avanguardia, così vere da farti quasi perdere un po' il contatto con la realtà. Emika gioca in modo un po' illegale, si diverte, ma cerca anche di fare soldi. A dare una svolta incredibile alla sua vita sarà la serata inaugurale del campionato internazionale di Warcross: un furto informatico fallito le porterà un invito da parte dell'inventore del gioco, che lei idolatra, ad entrare in gara come concorrente per suo conto, dietro lauta ricompensa. Il suo non è il primo sabotaggio che subisce Warcross e lui la vuole come talpa all'interno del torneo, fianco a fianco con i giocatori prefessionisti, per scoprire chi sta cercando di sabotarlo. Le partite sono veramente qualcosa di emozionante. Una versione altamente tecnologica e molto più violenta di ruba bandiera lol

Il mondo di Warcross è colorato e accecante. Un sogno ad occhi aperti. Emika si ritrova catapultata da un appartamento fatiscente di cui fatica a pagare l'affitto, ad un mondo luccicante di popolarità e fama in cui i soldi non sono più un problema. La maggior parte del libro è ambientato in una futuristica Tokyo super tecnologica, cosa che ho amato. I suoi compagni di squadra l'accolgono piuttosto bene, chi più chi meno, nonostante lei non sia nessuno nel mondo di Warcross, ma chi l'accoglie in modo davvero molto amichevole è Hideo Tanaka, giovane, miliardario e molto affascinante. Il rapporto tra loro è interessante. Inizia come un rapporto molto professionale, distaccato, come dovrebbe essere tra datore di lavoro e sottoposto, ma nonostante lui sia molto educato e formale si nota fin da subito che ha un debole per la nostra hacker. Lui è un vero galantuomo, la ricchezza non l'ha cambiato, è rimasto molto legato ai valori e alla famiglia. Dietro alla facciata dell'uomo di successo si nasconde molto di più. Ma non mancheranno le svolte inaspettate e i colpi di scena sorprendenti. 

Questo libro mi è piaciuto davvero molto, l'ho divorato, ma ho trovato comunque qualche difetto. I personaggi secondari non sono particolarmente approfonditi, ho dei ricordi veramente molto vaghi su di loro perché non mi sono rimasti impressi. L'attenzione è soprattutto su Emika e Hideo. Il worldbuiling è interessante, ma l'avrei maggiormente approfondito, soprattutto visto che il libro conta poco più di 300 pagine. Qualche pagina in più non l'avrei disprezzata. Spero che il secondo volume della serie mi accontenti. Il finale mi è piaciuto un sacco, ma devo ammettere che non è stato così sorprendente, avevo già qualche sospetto in merito. Ma comunque figo. Sono curiosissima di leggere il seguito! Se anche voi lo state aspettando quanto me, sappiate che Piemme ha già annunciato la sua pubblicazione! Non vedo l'ora!

Bellissimo!

lunedì 6 aprile 2020

RECENSIONE | La bomba di Todd Strasser

La bomba di Todd Strasser
Autoconclusivo
Rizzoli (2014) | 262 pagine | 14 euro

É il 1962 e la spensierata estate di Scott e dei suoi amici viene offuscata dalla minaccia della bomba atomica. Una minaccia che sembra troppo lontana, troppo assurda, ma che tutti temono. Il padre di Scott decide così di correre ai ripari e fa costruire un rifugio antiatomico per mettere al riparo la sua famiglia in caso di emergenza. Passano i mesi e purtroppo quella paura si concretizza. L'allarme viene lanciato e tutta la famiglia si fionda nel rifugio, ma non sono i soli. Tutto il quartiere si precipita a casa loro, pregando per un posto sicuro in cui stare. Ma il rifugio è troppo piccolo e le risorse troppo scarse, così dopo aver fatto passare qualche vicino, si trovano costretti a trincerarsi dentro, chiudendo la porta. Appena in tempo. I dieci superstiti passeranno nel bunker due settimane, dividendosi le poche provviste, adattandosi a condividere un'unica stanza, senza servizi igienici, senza vestiti di ricambio, senza sapere cosa troveranno là fuori appena usciranno...
Recensione
Questo libro è stato una sorpresa. L'ho preso in biblioteca un po' guidata dall'istinto, mai visto prima. Si è rivelato perfetto per il periodo, anche se non mi aspettavo proprio di leggerlo durante una pandemia e di empatizzare così tanto con i protagonisti. Siamo tutti in quarantena, ma potrebbe andarci peggio. I protagonisti di questo libro sono costretti a convivere per due settimane in uno stretto bunker, dividendo per dieci persone le scarse provviste pensate per quattro, senza possibilità di cambiarsi nè farsi una doccia e senza sapere cosa ne sia stato delle persone rimaste fuori. Aspettare, aspettare, mentre il mondo fuori è divorato dalle radiazioni. Non vi fa rivalutare la nostra comoda quarantena a casa? A me decisamente sì. In fondo siamo al caldo, abbiamo cibo in abbondanza e perfino internet. Tutto sommato, non abbiamo niente di cui lamentarci, dobbiamo solo portare pazienza. 

Siamo negli anni '60, gli anni della guerra fredda, e la minaccia della bomba atomica aleggia sugli americani. Sono molte le famiglie che in quegli anni decidono di costruire un rifugio sotterraneo per essere pronte al peggio. Scatole di legumi accuratamente allineate lungo le pareti, un serbatoio con l'acqua, maschere antigas, misuratori di radiazioni, fanno tutti parte del classico kit da bunker antiatomico, quello della famiglia di Scott non fa eccezione. L'autore in una nota finale racconta che anche la sua famiglia ne aveva uno. Ma se nella realtà una simile minaccia non si è mai davvero concretizzata, lui immagina il contrario. Cosa sarebbe successo se i sovietici avessero davvero sganciato una bomba atomica sugli Stati Uniti? Il primo problema: il fuggi fuggi generale verso il bunker. Non tutti ne avevano uno, anzi chi per scrupolo lo costruiva veniva quasi preso in giro. Ma nel momento del bisogno, ecco che ci si ricorda del matto con il bunker. Il fatto è che questi rifugi sono piccoli, pensati solo per le esigenze della propria famiglia, di certo non possono ospitare un interno quartiere. Chiudere quella porta significa condannare molte persone, vicini, amici, ma a volte il senso di autoconservazione può essere più forte di qualsiasi altra cosa. Chiudere quella porta vuol dire anche salvarsi, forse. In quegli istanti concitati, molte cose si spezzano. Sentire le urla di chi è rimasto fuori è straziante, ma ancora di più lo è il silenzio che segue.

Poi la parte più difficile: la convivenza. Nel bunker sono in dieci, ma hanno scarse risorse. Un po' perché il padre di Scott non lo aveva mai davvero rifornito come si deve, pensando che quell'ipotesi fosse in fondo lontana, un po' perché comunque quelle scarse risorse erano pensate solo per quattro. Questa parte è molto cruda e realista e l'ho apprezzato. L'autore ci racconta la reclusione con dovizia di particolari, senza risparmiarci nulla. Ognuno doveva lavarsi e fare i propri bisogni di fronte agli altri, senza un minimo di privacy. Non avevano modo di cambiarsi, né di lavare i vestiti che indossavano. Il cibo era razionato e ad ognuno toccavano solo pochi bocconi al giorno. L'acqua non poteva essere sprecata. Se qualcuno stava male, poteva fare affidamento solo sul proprio sistema immunitario. Non c'erano letti per tutti. Ogni aspetto della prigionia viene messa di fronte al lettore in maniera schietta e diretta, anche quelli più rivoltanti, senza mai addolcire la pillola. Una scelta che non ti aspetti da un libro per ragazzi, ma la migliore a mio parere. La narrazione segue due linee temporali: il presente, in cui sono rinchiusi nel bunker, e flashback del passato, in cui vediamo spaccati della vita precedente dei protagonisti. Molto interessante, soprattutto per capire meglio la paura e il timore che serpeggiavano tra gli americani a quei tempi.

Uno dei temi trattati nel libro è quello del razzismo. Janet, la baby sitter della famiglia, è una donna di colore e nonostante sia tranquilla, servizievole e molto dolce, è la prima ad essere presa di mira quando le risorse iniziano a scarseggiare. Uno dei reclusi vorrebbe cacciarla, si sente superiore e considera la sua vita più importante. Non se la prende con un debole, un vecchio, un malato, qualcuno con poche possibilità di cavarsela, né non una persona che rende la convivenza complicata, litigando o lamentandosi, ma con una donna sana, nel fiore degli anni, gentile, paziente, dalla cui bocca non è mai uscita una lamentela, ma che a suo parere merita di vivere meno di lui solo perché è nata con la pelle nera. Sono anni in cui i neri sono trattati ancora come esseri inferiori. La loro vita non è quasi considerata tale, il loro diritto di vivere non è allo stesso livello di quello dell'uomo bianco. Sono pensieri difficili da sradicare dalla testa di un adulto di strette vedute. Scalda il cuore vedere i bambini prendere le sue difese perché la considerano parte della famiglia. I loro genitori li hanno tirati su bene, insegnando loro il rispetto e l'amore ed è questo che fa la differenza. I bambini sono la speranza. Loro non sono razzisti, non odiano, non gli importa del colore della pelle, della religione, per loro conta solo l'amore, ma hanno bisogno di un buon esempio. 

L'unico appunto che mi sento di fare a questo libro è che avrei voluto un finale un po' meno aperto. Il libro si interrompe alla fine della prigionia forzata, ma ci viene detto molto poco di ciò che trovano fuori. Sarebbero regrediti ad una società primitiva? Sarebbero stati aiutati da altri paesi? Cosa ne sarebbe stato dei territori colpiti? Per quanto tempo sarebbero durate le radiazioni? Insomma, un seguito ci sarebbe stato. Ero curiosissima di scoprire la vita fuori dal bunker ma tutto questo rimane avvolto nel mistero. L'autore ha voluto concentrarsi sull'esperienza stessa della reclusione, sul modo in cui l'uomo reagisce in situazioni d'emergenza e su come la vera natura umana di un individuo emerge in questi momenti. Ha voluto lanciare anche una riflessione potente nella sua nota: sono passati oltre sessant'anni, eppure l'uomo non ha mai smesso di fare la guerra. Quando impareremo dagli errori del passato? Veramente una lettura interessante. Devo proprio recuperare qualche altro suo libro!

Bellissimo!

sabato 4 aprile 2020

RECENSIONE | Paesaggio con mano invisibile di M.T. Anderson

Paesaggio con mano invisibile di M.T. Anderson
Autoconclusivo
Rizzoli (2018) | 160 pagine | 16 euro  

Adam ha 17 anni quando assiste a qualcosa di incredibile: l'arrivo degli alieni sulla Terra. I vuvv non portano guerra ma salvezza. La loro tecnologia è incredibilmente avanzata e hanno trovato una soluzione a qualsiasi problema umano: medicine che curano ogni malattia, fonti di energia pulite e inesauribili, cibo per tutti. Quello che però all'inizio sembrava una benedizione, in breve tempo si trasforma in un inferno. L'arrivo dei vuvv sconvolge l'equilibro della Terra e cambia tutto. Sono in milioni a perdere il lavoro, perchè ciò che fanno non serve più o perchè sostituito dalla tecnologia. Questo succede anche ai genitori di Adam: ma mentre il padre fugge abbandonadoli, e la madre impazzisce per trovare un nuovo lavoro affrontando un colloquio fallimentare dopo l'altro, lui trova il modo di mantenere la famiglia: con la sua ragazza Chloe registra e trasmette i loro appuntamenti romantici su un canale a pagamento. Ma l'amore presto va in crisi e i due si trovano costretti a fingere di fronte a milioni di alieni pur di continuare a guadagnare.
Recensione
É professionale iniziare una recensione con l'esclamazione 'che figata!'? Ogni tanto ci sta, dai. Avere un blog personale certe libertà ce le da in fondo, nessuno ai piani alti che possa dirmi che non posso eheheh. Quindi inizierò così: che figata! Questa lettura mi ha veramente entusiasmato! Ho preso questo libro in biblioteca un po' per caso. Avevo già sentito parlare dell'autore, di cui possiedo Feed (ma ancora devo leggerlo) e mi avevano detto solo cose belle di lui. Mi avevano parlato della sua intelligenza e della sua satira pungente. Il titolo bizzarro e la copertina hanno fatto il resto, così è tornato a casa con me. Devo dire che è stata decisamente una bella scoperta e ora non vedo l'ora di recuperare le altre sue opere.

Questo libro è un distopico, ma un po' atipico. Le società distopiche che ci vengono presentate di solito in questo genere di libri sono ormai consolidate. I nostri protagonisti non hanno mai conosciuto nulla di diverso da quella che è la loro vita. Stavolta invece lo sconvolgimento della società che ci viene raccontato è qualcosa di fresco, successo da poco tempo. Nello specifico parliamo di una conquista aliena, o meglio, una colonizzazione aliena. Pacifica, ma pur sempre uno sconvolgimento per tutto il genere umano. Gli alieni sono arrivati e hanno preso possesso della Terra, promettendo di risolvere tutti i problemi dell'umanità. Cosa che in effetti hanno fatto. Hanno risolto il problema della crisi energetica, portando nuove fonti di energia rinnovabili e inesauribili, hanno risolto il problema della fame nel mondo, e hanno trovato una cura a tutte le malattie esistenti. Un paradiso no? All'inizio, forse, ma risolti questi problemi ne sono usciti tanti altri. La tecnologia dei vuvv, così si chiamano gli alieni invasori, ha permesso di rendere automatici e più efficienti tantissime mansioni che prima erano svolte dagli umani, causando una grandissima crisi economica. Sono moltissime le famiglie che si sono trovate dall'oggi al domani senza neanche uno stipendio su cui contare, rimanendo magari senza casa, senza cibo, senza aiuti. In più il sistema sanitario è completamente in mano ai potenti, per cui anche se ora esiste una cura per qualsiasi malattia, viene venduta a caro prezzo. La situazione insomma non è per niente rosea.  Mi è piaciuto molto il worldbuiling di questo libro. La nuova società è descritta molto bene e così anche i vuvv, con le loro idee, i loro valori, la loro visione del mondo completamente diversa dalla nostra.

Il nostro protagonista Adam, ci racconta questo sconvolgimento epocale visto dagli occhi di un ragazzo. Ci parla di come la sua famiglia sia rimasta senza mezzi di sostentamento, di come suo padre sia scappato abbandonandoli, di come siano stati costretti a dividere la loro casa con un'altra famiglia per aiutarsi a vicenda con le spese, delle decine di colloqui che sua mamma continua a fare, presentandosi bella ed elegante con il suo notevole curriculum, solo per combattere con altre centinaia di persone per un posto da cameriera, di come non possano permettersi le cure per la malattia che lo affligge, di come i piani di tutti siano andati in fumo. La crisi economica è davvero fuori controllo. Resta a galla solo chi sa adattarsi, inventandosi nuovi lavori, e così fa Adam, con l'aiuto della fidanzata Chloe, che apre un canale a pagamento su cui i due piccioncini trasmettono i loro appuntamenti romantici, continuando a farlo anche quando ormai le cose non funzionano più tra loro. Una sorta di reality show in cui i due innamorati fanno meccanicamente ciò che pensano possa essere più apprezzato dai vuv. 

Originale. Molto originale. Non avevo mai letto qualcosa di simile. Nonostante sia un libro molto breve, mi ha colpito in molti modi diversi. La storia è veramente molto appassionante, mi ha incuriosito tantissimo e ho letto il libro tutto d'un fiato, come non mi capitava da un po'. É facile empatizzare con il protagonista. Adam è un bravo ragazzo, con molti valori, ma per sopravvivere è costretto ad andare contro tutto ciò in cui crede. Perfino la sua libertà artistica viene messa in discussione. La sua lotta interiore tra ciò che è facile e ciò che è giusto porta molte riflessioni. Ma anche ciò che si nasconde dietro la storia è molto interessante: un'intelligente satira verso una società che, alieni a parte, in fondo non è così lontana da quella raccontata dall'autore. Basti pensare al lavoro automatizzato, che ogni anno lascia a casa migliaia di persone, sostituite da macchine che fanno il loro stesso lavoro, ma meglio e in modo più economico. Alla disoccupazione che spinge persone laureate e con molta esperienza ad accettare lavori molto umili. Al sistema sanitario americano, che ti cura solo se hai un'assicurazione o se hai molti soldi per pagarti le cure, o ti lascia devastato dai debiti. Ai nuovi lavori che stanno nascendo grazie all'inventiva di chi si ritrova senza lavoro in una società in cui la disoccupazione è sempre più alta. Al telespettatore, che si illude di trovarsi di fronte ad un vero spaccato di vita quando guarda i reality show, quando invece è tutto studiato a tavolino. Questo sarebbe un libro interessantissimo da leggere in classe per poi discuterne insieme. Non solo è appassionante e intelligente, ma offre veramente molti spunti di riflessione. Provate ancora un po' a dire che i libri per ragazzi sono sciocchi e superficiali!

Bellissimo!
 

mercoledì 1 aprile 2020

RECENSIONE | La tomba del tiranno di Rick Riordan

La tomba del tiranno di Rick Riordan
Le sfide di Apollo #4
Mondadori (2019) | 418 pagine | 18 euro

Dopo tante peripezie, Apollo e Meg sono giunti finalmente al Campo Giove, per rendere il giusto tributo ad un amico. Ma lì le cose si fanno complicate. Il Campo, già messo a dura prova dall'ultima battaglia che li ha decimati, sta per essere attaccato di nuovo: un esercito di non morti marcia verso di loro, agguerriti, implacabili, guidati da un nemico molto pericoloso. I semidei sono già stremati, in inferiorità numerica, il morale è atterra. Frank e Reyna guidano i compagni con fermezza e coraggio, ma la situazione questa volta sembra davvero disperata. Così guidati da una profezia, fornita dall'arpia Ella e dal ciclope Tyson, Apollo e Meg cercheranno di aiutare i loro amici, invocando una divinità in loro soccorso. Non sarà facile, magari il loro piano non funzionerà nemmeno, ma è l'unica speranza che hanno. In loro aiuto arriveranno anche Hazel, una vecchia conoscenza, e Lavinia, una nuova leva romana. Riusciranno a salvare il Campo Giove e a mandare in fumo ancora una volta i malefici piani del Triumvirato? 
Recensione 
Arriva sempre quel momento dell'anno in cui ci ritroviamo tutti insieme intorno ad un metaforico fuoco per parlare del nuovo libro di Rick Riordan. É un po' come tornare sempre allo stesso campeggio, con gli stessi amici, a parlare di qualcosa che ormai tutti conosciamo benissimo. Se mi seguite da qualche tempo sapete benissimo della mia adorazione per questo autore e soprattutto per le sue serie ambientate nel mondo degli dei dell'Olimpo, di cui non mi stanco mai.  Devo dire però che questa volta mi ha un pochino deluso. Niente di serio, solo un libro un po' sottotono rispetto al resto. Ma dopotutto in ogni serie ce n'è uno. Questo quarto libro mette le basi per il gran finale, un finale che stavolta potrebbe essere definitivo. Davvero può esistere un mondo senza Percy Jackson? Sono molto triste all'idea. Percy e i suoi amici ci accompagnano ormai da moltissimi anni, abbiamo vissuto insieme avventure incredibili, e non so se sarò mai pronta a salutarli. Ma Rick Riordan ha detto in un'intervista che sta lavorando su una serie di libri autoconclusivi sui singoli semidei, per cui la mia speranza vola alta.

Dove eravamo rimasti? Occhio agli spoiler se non avete letto il libro precedente. I semidei hanno subito una grave perdita nell'ultima battaglia. Jason è morto e la sua assenza ha creato una voragine nei cuori di tutti. Non credevo che Rick Riordan avrebbe mai fatto questo passo. Di spaventi ne abbiamo avuti tanti nel corso degli anni, ma si sono sempre rivelati falsi allarmi. Il pensiero vola alla fine della serie Eroi dell'Olimpo, quando ci aveva trollato con la quasi dipartita del nostro amatissimo Leo. Bei tempi quelli. 'tacci tua. Ci cullavamo nella consapevolezza che a morire sarebbero stati sempre personaggi secondari, che non avrebbe mai davvero ucciso uno dei suoi protagonisti. Stavolta invece è tutto vero. Jason non c'è più e i nostri cuori soffrono. Non era uno dei miei preferiti, ma mi è davvero dispiaciuto tanto. Non me lo aspettavo assolutamente. Questo libro quindi, oltre ad essere la tipica avventura alla Rick Riordan, è l'elaborazione di un lutto, di un dolore che continua a martellare nel cuore, di un senso di colpa che forse non sparirà mai. Ciao Jason, insegna agli angeli a tirare scariche elettriche. (Rick Riordan ti prego scrivi uno spin off in cui Jason finisce nel Valhalla e vive incredibili avventure con Magnus Chase, ne ho bisogno).

Dopo tanto vagabondare, torniamo in un luogo che conosciamo bene, un luogo che per tutti noi sa un po' di casa, proprio come il Campo Mezzosangue. Sto parlando ovviamente del Campo Giove, il campo dei semidei romani, in cui ritroviamo con grande gioia e giubilo Frank, Hazel e Reyna, tre dei nostri amatissimi protagonisti passati. Abbraccio di gruppo! Come in ogni avventura, abbiamo una profezia, un tempo limitato e un attacco imminente. A proposito di profezie, ci sono anche Tyson ed Ella, la coppia più bella del mondo. Che amori. I miei feelings erano fuori controllo in questo libro, troppi ricordi. Insomma, basta sentimentalismi. Campo Giove non se la passa bene, l'ultima battaglia li ha devastati. Sono decimati e in molti ancora si stanno riprendendo, fisicamente ed emotivamente. E ora devono prepararsi ad un nuovo attacco. Apollo però ha un piano disperato, che probabilmente non funzionerà: evocare uno dei suoi ex colleghi dei, per farsi aiutare. La 'ricetta' per evocare un dio non è semplice ovviamente, non provateci a casa. Così mentre un esercito di non morti marcia verso il Campo, Apollo, Meg e i loro amici, cercano di fare del loro meglio per prepararsi all'impatto.

Cosa non ha funzionato in questo libro? Credo che il problema principale sia che ci sono troppi tempi morti. Di solito il countdown scandito dalla profezia è serrato, è una corsa contro il tempo e ti chiedi sempre se ce la faranno, con il fiato sospeso. Questa volta, sono fin troppo rilassati, nonostante la situazione. Non ci sono grandi avvenimenti. Molte parti sono piuttosto noiose, pagine piene di filler, soprattutto la prima metà del libro. Nella seconda parte si risolleva, per fortuna, e va via liscio verso il finale. Di solito divoro i libri di Rick Riordan in un attimo, stavolta me lo sono trascinato dietro per un po'. Rispetto agli altri libri della serie, è un po' moscio. É una buona definizione letteraria? Un'altra cosa che non mi è piaciuta, è stato tutto l'hype gettato sulla questione Apollo/Reyna, che si è rivelata essere solo un'inutile filler riempitivo. Tra l'altro tra i due c'è zero alchimia e sono semplicemente imbarazzanti, zero materiale shippabile. Questo libro insomma non emoziona e non diverte come i suoi predecessori, è abbastanza mediocre.

Ma non è certo da buttare via, sia mai! Frank, Hazel e Reyna ovviamente aiutano molto a tenere alto il morale del lettore. Ritrovare i vecchi protagonisti è sempre una gioia per me. Amo vederli evolvere e trovare la loro strada, trovare una propria conclusione. Mi è piaciuto soprattutto Frank, anche se mi ha fatto preoccupare parecchio. Ti prego Rick non ucciderne altri o il mio cuore non potrebbe reggere. Fallo per me. Mi è piaciuta tantissimo Lavinia, una nuova semidea, figlia della musa Tersicore. Ha i capelli rosa, una cotta gigantesca per una driade ed è un vero peperino. La adorerete. Anche il rapporto tra Apollo e Meg continua a piacermi molto. Nel corso del tempo è cambiato ed evoluto, ormai sono come fratello e sorella, si adorano, ma i bisticci non mancano mai. La lettura non è stata male in generale, abbiamo ritrovato i soliti elementi che ormai conosciamo bene e che in qualche modo ci rassicurano: una profezia, una ricerca, un viaggio, una corsa contro il tempo. So che c'è chi dice che la struttura delle avventure di Rick Riordan inizia ad annoiare, ma al contrario a me da una sorta di pace dei sensi.

Ora vi dirò cosa mi aspetto dall'ultimo libro. Esigo il meglio per questo finale. L'ultimo libro deve essere l'Avengers Endgame degli dei dell'Olimpo. Un'ultima sanguinosa battaglia che riunisca tutti i personaggi che abbiamo conosciuto finora. Tutti. Non deve mancare nessuno. Devono arrivare volando, saltando, galoppando in sella a unicorni e cavalloni acquatici. E in testa all'esercito voglio Percy Jackson e deve fare un'entrata di scena così figa da farmi piangere. Devo sentire nella testa una musica trionfale mentre tutti i miei amati semidei si preparano a fare il culo a Nerone e ai suoi. Una scena così ce la meritiamo. Mi viene un po' da piangere se penso alla fine di questa serie. Mi sono affezionata così tanto a tutti. Oddio sto già male. Ok, fatemi riprendere. Una piccola anticipazione: nell'ultimo libro avranno un ruolo centrale Nico e Will. Quando avrete finito di urlare, sedetevi con me ad aspettare settembre. 

Non male