giovedì 18 maggio 2017

Shadow Magic Week | Day #4 ~ L'incipit di Dream Magic

Eccoci di nuovo! Fervono i preparativi per il Salone di Torino tra una valigia mezza fatta (o mezza no) e uno studio matto e disperatissimo del programma e nel frattempo anche la nostra settimana speciale dedicata a Shadow Magic va avanti. É arrivato il momento di parlare un po' del secondo capitolo della saga, Dream Magic. Siete curiosi di scoprire cosa succederà? Non ci resta che leggerlo per scoprirlo! Nel frattempo potete averne un assaggio, con l'incipit! :)
 
Dream Magic di Joshua Khan
Shadow Magic #2
DeAgostini (2017) | 420 pagine | 14,90 Euro

Lily Shadow è diventata regina, ma i nemici di Castel Cupo sono sempre in agguato. Nell'aria c'è uno strano fermento. I morti si stanno risvegliando dalle tombe, i villaggi subiscono razzie e un esercito di troll si avvicina da nord. Il popolo comincia a dubitare della sua stessa regina. Lily però non è sola. Il coraggioso Thorn è il suo braccio destro ed entrambi sanno che l'unica possibilità di tenere unito il regno è controllare le Ombre. Lily infatti non ha ereditato solo il castello degli Shadow, ma anche la magia nera. Così, mentre la giovane regina si esercita nell'arte proibita e tiene a bada una lunga fila di pretendenti, le armate stringono i confini e inquietanti ragni si muovono nell'oscurità... Sarà sufficiente la determinazione di una ragazza a salvare Castel Cupo? Dream Magic è il secondo capitolo di una saga epica iniziata con Shadow Magic. Un'avventura fantastica dove non mancano azione, magia e verità nascoste che aspettano solo di essere svelate...


 «Sono stati i troll» se ne uscì Wade. «Lo capirebbe anche un bambino.»
«Dici?» Mentre camminava con passo leggero sulla neve, Thorn si arrampicò sulle macerie di quella che fino a poche ore prima era una fattoria, l’arco pronto con la freccia incoccata. Respirava lentamente e a fondo, ignorando le nuvolette bianche che si formavano tra le sue labbra e scrutando davanti a sé, nel caso fossero saltati fuori guai sotto forma di troll.
Ma più si avvicinava e più si rendeva conto che erano arrivati troppo tardi.
Una spolverata di neve caduta quel mattino ricopriva il recinto di legno rotto e il pollaio schiacciato. Dal camino usciva ancora un filo di fumo, ma nel tetto di paglia c’erano due buchi nuovi, enormi.
Il resto della ronda, tutti scudieri come lui e Wade, si stava sparpagliando con circospezione nella fattoria di Pitch. Venti ragazzi con le mani strette su lance e archi, protetti da pesanti mantelli di lana neri e da qualsiasi pezzo d’armatura potesse fare al caso loro. Alcuni stavano perlustrando il capanno ai margini della foresta; un altro stava infilando la testa in un canile vuoto.
Wade indicò il tetto. «Aiutami a salire.»
«Sali da solo. Non è tanto alto.»
Wade emise un sospiro lungo e plateale. «Non sono un folletto delle foreste come te, Thorn. E da quanto tempo fai lo scudiero, esattamente?»
Thorn sapeva dove sarebbe andata a parare la conversazione. «Tre mesi.»
Wade sorrise. «Io sono scudiero da tre anni, e nei tre precedenti ho fatto il paggio. Mi ricordi quanti anni hai?»
«Dodici» rispose Thorn con fare indisponente.
«Soltanto dodici?» Wade accarezzò i pochi peli sul suo mento, che con orgoglio chiamava “barba”. «Io, invece, ne ho tredici. Rassegnati, giovane Thorn, sono superiore a te in tutto e per tutto. Quindi devi fare quello che ti dico.»
«Ma davvero?»
«Purtroppo sì. Le regole non le scrivo io. E anche se le scrivessi, tu non sapresti leggerle, giusto?»
Thorn lanciò un’occhiataccia al suo compagno di stanza. I suoi mancati progressi in quel campo erano un tasto dolente. «Sai che durante il sonno ti taglierò quei tre peli che hai sul mento, vero?»
Wade rise. «Comunque sia, hai la celebre forza bruta dei contadini e una testa piatta su cui posso appoggiare il piede per arrampicarmi.»
«La mia testa non è piatta!»
Wade attese. «Allora?»
Thorn mise il broncio, poi si appoggiò al muro e fece scaletta per aiutarlo a salire. «Sali e basta.»
Wade afferrò il bordo inferiore del tetto e si tirò su, usando la spalla di Thorn –non la sua testa – come ulteriore appoggio. Emise un grugnito e si diede un’ultima spinta, facendo cadere un blocco di neve proprio sul compagno. «Ops.»
Thorn digrignò i denti, cercando di ignorare la neve ghiacciata che scivolava lungo la sua schiena. «Nessun problema. Noi contadini siamo famosi anche per la nostra tempra, non solo per la nostra forza bruta.»
In ogni caso, Wade non aveva alcun diritto di darsi tante arie. Sua madre era una pescatrice, e questo faceva di lui una persona comune, al pari di Thorn.
Tuttavia, Wade era davvero scudiero da molto tempo. Sapeva usare coltello e forchetta come si deve, saltare su un cavallo mentre indossava un’armatura e leggere e scrivere più del suo nome.
E sapeva ballare. Molto bene. Quando Thorn ballava, sembrava che stesse calpestando dei ragni. L’insegnante di ballo era scoppiato a piangere e aveva giurato che si sarebbe tolto la vita, se Thorn avesse osato frequentare un’altra delle sue lezioni.
Nessuna di quelle cose – giostrare, ballare, leggere e scrivere – era importante a casa sua, nei pressi della Foresta di Cernunnos. Lì bisognava saper tirare con l’arco, intrappolare i conigli e distinguere le tracce di un lupo da quelle lasciate dalle pecore.
Ma adesso era a Geenna.
Geenna. La terra degli incubi. Quante storie gli avevano raccontato i suoi genitori la sera, di spettri e vampiri che infestavano le gelide paludi del Paese delle tenebre?
Storie che si erano rivelate più vere di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

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